sabato 27 febbraio 2010

Gli appuntamenti del 1° Marzo a Milano

Milano
9.30 Ritrovo fuori da Palazzo Marino, il corteo farà giro attorno al municipio milanese. Momento di dibattito con al centro i temi e i problemi del lavoro.
13.00 Verranno srotolati tre grandi striscioni gialli in tre luoghi significativi per la vita degli immigrati a Milano: la Questura ("Permesso di soggiorno per tutti. Tempi di rinnovo più rapidi"), Tribunale ("Migrare non è reato") e Via Corelli ("Basta silenzi. Chiudiamo i centri di identificazione ed espulsione").
17.30 Raduno in piazza Duomo. In Piazza lezioni di lingue straniere in Italiano e per gli Italiani; lancio dei palloncini alle ore 18.30. Partenza del corteo in direzione di piazza Castello alle 19: microfono aperto con una serie di interventi e chiusura con musica da vivo.

Un giorno senza di noi

Il primo marzo la mobilitazione che apre la Primavera antirazzista. Cortei in molte città. Per la "rivoluzione in giallo" 50mila adesioni su Facebook e 60 comitati sul territorio.


Astensione dal lavoro, sciopero degli acquisti, cortei, sit-in, presidi permanenti. Il black out è fissato per lunedì "Primo marzo 2010 - Una giornata senza di noi": e "noi" sono i quasi 5 milioni di immigrati che vivono in Italia. La "rivoluzione in giallo" (dal colore ufficiale della giornata) è arrivata dalla Francia e rimbalzata in Italia: 50mila le adesioni su Facebook, 60 comitati locali, tante le organizzazioni coinvolte: Amnesty, Arci, Acli, Legambiente, Emergency, Amref, Cobas, Fiom. Allo "sciopero degli immigrati" aderisce anche il Partito democratico, il Prc, Sinistra, ecologia e libertà e i Socialisti.
L'appuntamento è per il primo marzo, in contemporanea con Francia, Spagna e Grecia. Non si tratterà di uno sciopero in senso tecnico, in verità. "Ci sarà uno sciopero solo in alcune città come Trento, Trieste e Modena, dove le sigle sindacali hanno accolto questa richiesta che arrivava dal basso - spiega Stefania Ragusa, presidente del Comitato "Primo marzo 2010" - per il resto i grandi sindacati a livello nazionale non ci hanno supportato, eppure nessuno ha mai pensato di indire uno sciopero etnico. Sarebbe bello che in Italia si tornasse a fare scioperi per tutti i diritti, non solo per quelli contrattuali. Vogliamo dare alla gente la possibilità di riflettere sull'importanza degli immigrati per la tenuta della società italiana. Quando saltano i diritti per qualcuno, è tutta la società che diventa più debole".

Il logo della giornata (otto volti umani inseriti in quadrati sovrapposti) è opera dell'artista siciliano Giuseppe Cassibba, mentre per testimonial è stata scelta Mafalda, la bambina creata dalla matita di Quino. E il giallo sarà il colore dominante dei drappi che le colf appenderanno ai balconi e alle finestre, dei palloncini, dei braccialetti e dei foulard che in tutta Italia saranno indossati dai sostenitori dell'iniziativa.

Il calendario con tutti gli appuntamenti città per città è sul sito del movimento (www.primomarzo2010.it).

E il primo marzo è solo l'inizio. Una campagna unitaria sotto il nome di "Primavera antirazzista" che andrà dal 1° al 21 marzo è stata infatti lanciata da un coordinamento costituito da diverse organizzazioni e comitati (tra queste Acli, Arci, Blacks out, Cgil, daSud, Nessun luogo e lontano, Sei-Ugl, Sos Razzismo, Uil, Antigone e Cnca). "Non c'è solo il primo marzo. Anche lo sciopero generale della Cgil del 12 marzo - spiega Pietro Soldini, responsabile immigrazione del sindacato - avrà tra i suoi punti la difesa dei diritti dei lavoratori immigrati. Sarà insomma un grande sciopero multietnico, perché i problemi dei lavoratori stranieri sono i problemi di tutti i lavoratori. Poi si proseguirà con le iniziative antirazziste fino al 21".
"E' indubbio - prosegue Soldini - che senza immigrati ci sarebbe un black out. Il primo settore ad arrestarsi sarebbe quello delle costruzioni. Soprattutto nelle grandi città, dove la manodopera straniera raggiunge punte del 50%. I cantieri si fermerebbero di colpo. Poi toccherebbe all'industria manifatturiera: tessile, metalmeccanica, alimentare. Nelle fabbriche, infatti, i migranti svolgono ruoli chiave e sono difficilmente sostituibili. Un esempio? Gli addetti ai forni a ciclo continuo delle aziende di ceramica. Dopo l'industria entrerebbe in crisi l'agricoltura: la raccolta è in mano a immigrati stagionali e irregolari. Resterebbero vuoti i mercati ortofrutticoli. Poi sarebbe la volta delle aziende zootecniche: nella macellazione degli animali gli stranieri superano il 50% della forza lavoro. E ancora: nelle grandi città dovrebbero chiudere molti ristoranti, alberghi e pizzerie. Tra le famiglie si scatenerebbe il panico e un crollo della qualità della vita, per la scomparsa di badanti, colf e babysitter. Infine, ne risentirebbe la sanità: quella privata, dove lavorano quasi centomila infermieri stranieri e quella pubblica, che si avvale del loro lavoro tramite cooperative e piccole società di servizi".

In queste ore è stato pubblicato il Manifesto contro il razzismo in Italia ("Non toccare il mio amico!") dell'associazione Sos Razzismo, per denunciare le leggi italiane sull'immigrazione e chiedere un risveglio della società civile contro la "deriva xenofoba" del Paese. Per sottoscrivere l'appello, simboleggiato dalla Gioconda in black di Oliviero e Lola Toscani, basta andare sul sito: www.nontoccareilmioamico.net. Tra i primi firmatari Roberto Saviano, Dario Fo, Beppe Grillo.
Sul web circola anche un prontuario curato, tra gli altri, da Andrea Civati e Ernesto Ruffini, che smonta punto per punto tutti i luoghi comuni più negativi sugli immigrati. Rubano il lavoro? Commettono più crimini degli italiani? Si prendono tutte le case popolari? Voterebbero a sinistra? Tutto falso, come dimostrano i numeri citati su www.civati.it/mandiamoliacasa.pdf.

www.repubblica.it

lunedì 22 febbraio 2010

Forum di Bamako (Mali)

Gli stati africani devono destinare una parte significativa delle loro risorse al settore agricolo per fare della sicurezza alimentare una priorità politica: è il punto centrale dell’appello finale dei partecipanti al X Forum di Bamako, che si è concluso Sabato. “L’agricoltura deve diventare una missione di servizio pubblico per raggiungere lo sviluppo del continente” hanno insistito dalla capitale del Mali; ad oggi, sono ancora pochi i paesi che destinano il 10% del proprio bilancio pubblico al settore agricolo, la soglia stabilita alcuni anni fa dall’Unione Africana (UA). Tra gli obiettivi fissati a Bamako ci sono progetti differenti, che dovrebbero permettere di venire in soccorso di 250 milioni di africani che soffrono la fame. Fondamentali appaiono investimenti a medio e lungo termine per migliorare la produttività del settore grazie a infrastrutture moderne, ricerca e formazione; a Bamako, del resto, sono state chieste leggi in grado di fare dell’agricoltura un’attività più “attraente” e sostegno ai contadini per fronteggiare i cambiamenti climatici. Secondo gli esperti, 50 anni dopo l’indipendenza di numerosi paesi del continente - un “anniversario” che ha dominato i lavori del Forum - più che i fenomeni ambientali sono gli atteggiamenti umani a essere responsabili dei risultati mediocri ottenuti finora: malgoverno, crisi politiche, conflitti armati e liberalismo imposto dalla comunità internazionale al settore agricolo africano. Al di là delle numerose sfide da affrontare, a Bamako si è sottolineato che il continente dispone di risorse naturali abbondanti e di un grande potenziale umano. Negli incontri tenuti a margine del dibattito centrale su fame e sicurezza alimentare, è stato anche evidenziato “il ruolo fondamentale dei media africani nella costruzione di una vera democrazia e di una società più consapevole” nonché l’importanza di “stanziare più fondi per l’alfabetizzazione, la cultura e la formazione di giornalisti professionisti”. Quest’anno sono 17 i paesi africani che celebreranno il cinquantenario della loro indipendenza dalla Francia. Secondo gli intellettuali che hanno preso parte al dibattito di Bamako, però, questi paesi “non sono ancora del tutto liberi, perché molto resta da fare in materia di buon governo, sviluppo economico, lotta alla corruzione e all’impunità”.
www.misna.org

domenica 21 febbraio 2010

Gorongosa

Su Nat Geo Wild il reportage sulla ricostruzione dell'antico Eden del Mozambico



Il paradiso d'Africa distrutto dalla guerra

Che fine hanno fatto i leoni? E gli elefanti? E gli altri grandi animali della savana ? Quello che un tempo era definito come «il luogo dove Noé lasciò la sua Arca», con buona pace dei ogni riferimento biblico al monte Ararat, ha perso molto di quello che per secoli ne ha fatto un vero Paradiso. La guerra civile che per 15 anni ha devastato il Mozambico, tra il 1975 e il 1992, non ha risparmiato gli animali.
[Clicca qui per leggere l'articolo, vedere le foto e il video su corriere.it]

Umudufu Farà la cosa giusta!


Dal 12 al 14 Marzo
UMUDUFU a
Fà la cosa giusta!

Fiera del consumo critico e

degli stili di vita sostenibili

sabato 20 febbraio 2010

Un Forum Africano a Milano: per andare oltre la tolleranza

“La cultura, intesa nel suo significato più largo, è lo strumento migliore per lo sviluppo della pace e l’armonia tra i popoli, è il fulcro per la comprensione reciproca”: Judith Mushi illustra così alla MISNA il senso dell’African Forum in Italy, iniziativa di cui è promotrice e che vedrà ufficialmente la luce domani a Milano. Tanzaniana originaria di una località nei pressi del Kilimangiaro, la Mushi ha potuto studiare da vicino la società italiana e la sua lontananza dal variegato mondo dei migranti, ma anche, di riflesso, la separazione dal mondo esterno di una parte dei migranti; da cinque anni in Italia lavorando come insegnante di swahili, la Mushi, come dice lei stessa, ha avuto a un certo punto l’esigenza di creare un luogo, un forum, dove le tante associazioni africane ma anche le singole persone, italiani compresi, potessero incontrarsi “per superare il concetto di tolleranza e arrivare alla comprensione dell’altro, alla promozione della propria identità e cultura, per vivere bene insieme”. Questo è il senso di un forum (domani alle 15 la presentazione presso la Casa delle culture del mondo, a Milano, via Borgogna 3) che ha già raccolto l’adesione di associazioni in rappresentanza di 12 paesi africani. “Un’associazione – sottolinea la Mushi – che avrà l'obiettivo principale di favorire momenti di incontro, confronto, condivisione, riflessione e scambio di informazioni su temi che riguardano la situazione del continente africano, della gioventù africana, delle seconde generazioni di migranti, delle condizioni di vita e di lavoro degli immigrati africani in Italia”.
www.misna.org

"African Forum in Italy".
Believe, begin, become.


Presso la Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano.
15- 15.30 presentazione del movimento African Forum in Italy
15.30 - 16.30 Africa panorama: racconti dal continente
16.30 - 17.30 "Le scimmie verdi", a cura di Daniele Barbieri e Hamid Barole Abdu.
A seguire rinfresco etnico.

Per info:
africa.forum@yahoo.com
tel 3336288937 (Judith Mushi)
www.istituto-oikos.org

giovedì 18 febbraio 2010

NagaNews

COMUNICATI STAMPA dal sito del Naga

15/02/2010 Via Padova
A seguito dei fatti di via Padova è preoccupante costatare come episodi deplorevoli e luttuosi che si verificano costantemente in contesti del tutto differenti (es. tifoserie negli stadi, risse in locali notturni o tra automobilisti, ecc.) vengano automaticamente, secondo un meccanismo ben oleato, scaricati sul fronte delle problematiche legate al fenomeno migratorio. Peraltro si continua - da ogni parte - a fare strumentale confusione quanto all'eventuale implicazione di immigrati irregolari. Sarebbe, quindi, opportuno soppesare con più lucidità ed equilibrio avvenimenti di questo tipo. Per questo, il Naga condanna ogni strumentalizzazione avanzata da tutti i partiti e dal governo cittadino che nulla ha fatto per migliorare le condizioni sociali, abitative e lavorative dei cittadini stranieri e che continua a peggiorarle nel tentativo, purtroppo fruttuoso, di avvantaggiarsene in termini elettorali.

17/02/2010 Giornate difficili da dimenticare
Dal 2001 il Naga ha aperto in via Grigna a Milano un centro di assistenza e socializzazione per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura. Per la prima volta oggi, dopo quasi 10 anni di attività, i nostri volontari hanno trovato al momento dell'apertura, davanti al Centro, una camionetta dell'esercito con due militari ed un carabiniere. Le forze dell'ordine hanno chiesto l'esibizione del permesso di soggiorno a tutti i cittadini stranieri presenti che, in quanto richiedenti asilo e rifugiati, ne erano in possesso. Non è stato, inoltre, giustificato in alcun modo il motivo della "visita". "Il Naga esprime estrema preoccupazione di fronte a quanto accaduto: un controllo immotivato ed invasivo di una realtà che si occupa di tutela e difesa dei diritti di una categoria particolarmente vulnerabile" dichiara Pietro Massarotto presidente del Naga, "Denunciamo una prassi ed una politica che criminalizza continuamente l'immigrazione e riesce, almeno da un decennio, a compattare i cittadini italiani su un'idea astratta e presunta d'identità nazionale. "Ieri abbiamo assistito all'oscena persecuzione nei confronti dei cittadini rom sgomberati da Segrate e poi inseguiti ovunque si fermassero per trovare un rifugio. Oggi la 'visita' al nostro Centro: tutto ciò contribuisce a creare un clima di paura, violenza e discriminazione e a rendere l'aria di questa città sempre più irrespirabile" dichiara Italo Siena fondatore del Centro Naga-Har "Inoltre quello che ci colpisce è come questi 'episodi' avvengano nell'indifferenza più totale". Invitiamo tutte le realtà impegnate nella difesa dei diritti dei cittadini stranieri ed alzare il livello di attenzione e di monitorare e denunciare ogni forma di violazione dei diritti, di razzismo e discriminazione. In ogni caso, il Naga, andrà avanti.

martedì 16 febbraio 2010

Etiopia, il bluff della mega-diga

...un articolo collegato al precedente post e al videoreportage, in cui si parlava del problema "acqua" in Etiopia e della diga realizzata grazie anche ad un finanziamento del governo italiano...

Inaugurata il 13 gennaio, la diga Gilgel Gibe II ha già smesso di funzionare. Un crollo in un tunnel ha infatti bloccato la produzione di energia elettrica, costringendo l'impresa ad intervenire per i lavori di riparazione. L'impianto era stato consegnato con sei mesi di anticipo e inaugurato dal ministro Frattini.

[Leggi l'articolo su nigrizia.it]

sabato 13 febbraio 2010

Senz'acqua, l'Etiopia tra sete e malattia

Sul sito della ONG Medici con l'Africa CUAMM ho trovato il link ad un interessante videoreportage di Cristina Nadotti per RepubblicaTv sul lavoro di Medici con l'Africa Cuamm a Wolisso (Etiopia) nella lotta alle malattie provocate dalla mancanza d'acqua. Parlare del ruolo fondamentale dell'acqua, in Africa come nel resto del Mondo, è ancora più importante in un momento in cui le grandi forze economiche tentano di rendere privato un diritto di tutti i popoli.

[Guarda il video su RepubblicaTV]

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