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martedì 23 marzo 2010

Africa, la fame di terra.

E' La terra più economica al mondo. Per saziarsi le imprese straniere cacciano mega appezzamenti di terreno in Sudan, Kenya, Nigeria, Tanzania, Malawi, Etiopia, Congo, Zambia, Uganda, Madagascar, Zimbabwe, Mali, Sierra Leone.

Una febbre di terra di reminiscenza coloniale. La creazioni di immensi latifondi in Africa. Una superficie di 50 milioni di ettari che nell'ultimo anno è stata acquisita, o sta per esserlo, da investitori che lavorano con fondi pubblici esteri.

[leggi l'articolo di Alessandro Ingaria su PeaceReporter]

mercoledì 10 marzo 2010

Cinque domande all'Eni

Non voglio assolutamente minimizzare il disastro ambientale rappresentato dal "caso Lambro" accaduto nelle scorse settimane. Ma come ci siamo dimostrati sensibili all'ecosistema di casa nostra, nel Delta del Po, così abbiamo il dovere di informarci sui danni ambientali che una multinazionale petrolifera italiana, l'Eni, rischia di provocare in Congo Brazzaville e probabilmente sta già provocando nel Delta del Niger. Infatti l'Eni ha in corso, e in programma, attività in Congo Brazzaville per l'esplorazione delle sabbie bituminose (terreno impregnato da quantità, anche ridotte, di petrolio, la cui estrazione è molto costosa e necessita di tecniche ad alto impatto ambientale). Inoltre, Amnesty International ha presentato un rapporto che indica le precise responsabilità delle compagnie petrolifere attive nel Delta del Niger, tra cui soprattutto la Shell ma anche l'azienda italiana Eni Spa che opera in Nigeria attraverso la consociata Nigerian Agip Oil Company (Naoc).
"Cinque domande all'Eni" è una campagna lanciata da quattro testate giornalistiche indipendenti (Valori, Radio Popolare, Africa e Altreconomia) per chiedere risposte chiare ed esaurienti alla multinazionale petrolifera italiana sulle sue attività in Congo Brazzaville.
Il timore di Amnesty International (che ha pubblicato recentemente un rapporto molto critico sulle compagnie petrolifere che operano in Nigeria, che evidenzia “la povertà, il conflitto, le violazioni dei diritti umani e la disperazione” che hanno portato alla popolazione del Delta del Niger) è che le attività attuali dell'Eni possano provocare in Congo la stessa devastazione occorsa nel Delta del Niger.

[Leggi le domande e l'intero articolo su Unimondo.org]
[Leggi l'articolo su Unimondo.org "Amnesty: tragedia dei diritti umani nel delta del Niger, l'Eni risponda]
[Scarica il Rapporto di Amnesty International "Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger"]

sabato 13 febbraio 2010

Senz'acqua, l'Etiopia tra sete e malattia

Sul sito della ONG Medici con l'Africa CUAMM ho trovato il link ad un interessante videoreportage di Cristina Nadotti per RepubblicaTv sul lavoro di Medici con l'Africa Cuamm a Wolisso (Etiopia) nella lotta alle malattie provocate dalla mancanza d'acqua. Parlare del ruolo fondamentale dell'acqua, in Africa come nel resto del Mondo, è ancora più importante in un momento in cui le grandi forze economiche tentano di rendere privato un diritto di tutti i popoli.

[Guarda il video su RepubblicaTV]

martedì 28 luglio 2009

20 miliardi? No grazie!

Intervista a Mamadou Cissokho
20 miliardi? No grazie!
I soldi promessi dai G8 nell’ultimo vertice non favoriranno lo sviluppo dell’agricoltura in Africa, il cui futuro deve essere invece nelle mani delle istituzioni del continente. A dirlo è il presidente onorario della Rete delle organizzazioni contadine e dei produttori agricoli dell’Africa Occidentale (Roppa), il senegalese Mamadou Cissokho
[continua a leggere su nigrizia]

sabato 11 luglio 2009

Ancora sul G8...

G8 de L'Aquila: quasi la solita minestra
Quella del G8 dell'Aquila è stata la solita musica: nessun impegno concreto da parte dei grandi della terra. Qualche nota nuova c'è: partecipazione del G5, una giornata dedicata all'Africa, nuovi temi in agenda. Ma per ora si tratta di risultati solo politici.
[leggi l'articolo su nigrizia.it]

Perché il G8 è un fallimento
Per Berlusconi sarà stato forse un successo (mediatico), ma per l’Africa, il nostro pianeta e le persone in carne ed ossa che subiscono il peso della crisi il G8 dell’Aquila è stato un clamoroso fallimento.
[...]
il G8 si dimentica di dirci che ogni anno si spendono oltre 1.200 miliardi di dollari per le armi (l’80% a carico dei paesi del G8) e basterebbe ridurre del 4% la spesa militare mondiale per avere a disposizione il doppio dei soldi stanziati per l’Africa.
Per l’Africa di soldi ne sono stati stanziati in questi anni. A parole. Infatti gli obiettivi del Millennio – per mancanza di risorse - sono nel frattempo falliti e Berlusconi di promessa in promessa è arrivato a ridurre del 56% i fondi per la cooperazione allo sviluppo nell’ultima finanziaria, portando allo 0,11% la percentuale del PIL destinata ai paesi poveri. Rivendicare il “successo”del G8 è un’ipocrisia assoluta di fronte a tante migliaia di persone che muoiono di fame e di malattia nel continente africano – e ai milioni di lavoratori che perdono il posto - alle quali si fanno continue promesse che non vengono mantenute. Il G8 è ormai un vecchio arnese degli anni del neoliberismo. E’ ora di cambiare rotta, di tornare alle Nazioni unite e ad un’idea di mondo diversa, fondata sulla pace, la democrazia, un’economia di giustizia. Ovviamente di questo al G8 non si è parlato.
[leggi l'articolo su ilmanifesto.it]

giovedì 16 ottobre 2008

World Food Day



APPELLI PER ‘AZIONI CONCRETE’ CONTRO LA FAME
Un’azione “urgente e concertata” della comunità internazionale per contrastare l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e il rischio della fame nella mondo: è l’appello contenuto nel messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, diffuso oggi in occasione della 27ª Giornata mondiale dell’alimentazione. Il Segretario Onu ha ricordato inoltre che “i paesi poveri stanno pagando più e prima degli altri le conseguenze del carovita e dei cambiamenti climatici” e che “anche i prolungati periodi di siccità, le alluvioni e le tempeste tropicali contribuiscono a esporre milioni di persone alla malnutrizione e alla penuria d’acqua”. Timori, quelli espressi da Ban Ki-moon, condivisi dal presidente del Fondo dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), Jacques Diouf, secondo cui la situazione attuale è stata causata anche dalla diminuzione degli investimenti pubblici nell’agricoltura. “I finanziamenti alle coltivazioni, in media, sono crollati dal 17% nel 1980 al 3% nel 2006 – ha detto Diouf – dobbiamo invertire immediatamente questa tendenza se intendiamo contrastare la povertà e la fame nel mondo”.


Intanto, in un rapporto diffuso oggi, l’organizzazione umanitaria Oxfam denuncia che circa un miliardo di persone nel mondo sono minacciate dalla fame e dalla crisi economica. “L’aumento indiscriminato dei prezzi di beni di prima necessità ha spinto circa 119 milioni di persone al di sotto della soglia di povertà – afferma Teresa Cavero, autrice del documento e responsabile di Oxfam in Spagna – portando a 967 milioni il numero totale delle persone al mondo che in questo momento soffrono la fame”. Il documento denuncia inoltre “che alcune multinazionali del cibo, hanno visto triplicare i loro profitti, grazie a politiche agricole inadeguate e a norme commerciali inique” che hanno determinato “l’impoverimento dei piccoli agricoltori e una situazione di oligopolio inammissibile”. Il rapporto critica inoltre la risposta “inadeguata” della comunità internazionale “in termini economici e di coordinamento” anche alla luce del vertice di Roma del giugno scorso, su ‘Sicurezza alimentare, cambiamenti climatici e bioenergia’, che “non ha saputo definire strategie concrete per contrastare la situazione di crisi”.
www.misna.org