Come già scrivevo in un post del febbraio 2008, sul sito di PeaceReporter c'è una interessante sezione dedicata ai conflitti in atto nel mondo, con schede di approfondimento per ogni Paese.
Nel mondo sono in corso 24 conflitti:
1. Iraq 135.000 morti dal 2003
2. Israele-Palestina 7.000 morti dal 2000
3. Turchia (Kurdistan) 41.200 morti dal 1984
ASIA
4. Afghanistan 50.000 morti dal 2001
5. Pakistan (Pashtunistan) 12.000 dal 2004
6. Pakistan (Balucistan) 1.300 morti dal 2004
7. India (Kashmir) 65.500 morti dal 1989
8. India (Assam) 51.800 morti dal 1979
9. India (Naxaliti) 7.200 morti dal 1980
10. Birmania (Karen) 30.000 morti dal 1988
11. Thailandia (Pattani) 3.500 morti dal 2004
12. Filippine (Npa) 40.500 morti dal 1969
13. Filippine (Mindanao) 71.000 morti dal 1984
AFRICA
14. Somalia 7.400 morti dal 2006
15. Etiopia (Ogaden) 4.000 morti dal 1994
16. R.D.Congo (Kivu) 6.000 morti dal 2004
17. Uganda 100.000 morti dal 1987
18. Sudan (Darfur) 301.200 morti dal 2003
19. Rep.Centrafricana 2.000 morti dal 2003
20. Ciad 2.000 morti dal 2005
21. Nigeria (Delta) 14.800 morti dal 1994
22. Algeria 150.500 morti dal 1992
EUROPA
23. Russia (Cecenia) 50 mila morti dal 1999
AMERICA LATINA
24. Colombia 300.250 morti dal 1964
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mercoledì 3 novembre 2010
lunedì 25 ottobre 2010
Articoli...
La vita di un operaio albanese vale meno di quella di un italiano
Torino, sentenza shock: morì sul lavoro, risarcimento ridotto. Ai familiari una somma dieci volte inferiore. All'uomo deceduto addebitato anche il 20% di concorso di colpa nella propria morte [...]
Fonte: Alberto Custodero per Repubblica.it
Haiti: colera in aumento, si lavora per contenere diffusione epidemia.
È salito a 253 il numero di vittime del colera nei due dipartimenti haitiani dove ufficialmente è stata registrata la presenza della malattia, quello dell’Artibonite, nel nord, e quello del Centro. Si tratta dell’ultimo bilancio riferito ieri da Gabriel Thimothée, direttore generale del ministero della Sanità e della Popolazione, precisando che 3015 ammalati sono attualmente ricoverati in ospedali nelle stesse zone. Altro, Brief È salito a 253 il numero di vittime del colera nei due dipartimenti haitiani dove ufficialmente è stata registrata la presenza della malattia, quello dell’Artibonite, nel nord, e quello del Centro. Si tratta dell’ultimo bilancio riferito ieri da Gabriel Thimothée, direttore generale del ministero della Sanità e della Popolazione, precisando che 3015 ammalati sono attualmente ricoverati in ospedali nelle stesse zone [...]
Fonte: Misna
Ecco la guerra
Quando a subire la guerra e le bombe dei 'liberatori' eravamo noi
La mattina di quel 20 ottobre del 1944 a Milano c'era il sole. Un sole tiepido, quasi primaverile, che splendeva in un cielo limpido, senza una nuvola. Nessuno immaginava che quella bella giornata sarebbe presto diventata una delle peggiori della storia della città e dell'intera nazione [...]
I 'piccoli martiri di Gorla' oggi riposano sotto un monumento-ossario eretto nel 1947 per volere dei loro genitori sul luogo in cui sorgeva la scuola. Sopra la statua di una madre piangente che sorregge il cadavere del suo bambino tra le sagome di due bombardieri, campeggia il monito 'Ecco la guerra'.
Un monito di doloroso ripudio che la nostra Costituzione ha eretto a principio fondamentale, oggi ignorato e calpestato da una classe politica che ha dimenticato cos'è la guerra, cosa significa viverla dalla parte delle vittime, cosa vuol dire subire un bombardamento aereo, a Milano come a Belgrado, a Baghdad come a Kabul o in un qualsiasi villaggio afgano.
Fonte: Enrico Piovesana per PeaceReporter
Torino, sentenza shock: morì sul lavoro, risarcimento ridotto. Ai familiari una somma dieci volte inferiore. All'uomo deceduto addebitato anche il 20% di concorso di colpa nella propria morte [...]Fonte: Alberto Custodero per Repubblica.it
È salito a 253 il numero di vittime del colera nei due dipartimenti haitiani dove ufficialmente è stata registrata la presenza della malattia, quello dell’Artibonite, nel nord, e quello del Centro. Si tratta dell’ultimo bilancio riferito ieri da Gabriel Thimothée, direttore generale del ministero della Sanità e della Popolazione, precisando che 3015 ammalati sono attualmente ricoverati in ospedali nelle stesse zone. Altro, Brief È salito a 253 il numero di vittime del colera nei due dipartimenti haitiani dove ufficialmente è stata registrata la presenza della malattia, quello dell’Artibonite, nel nord, e quello del Centro. Si tratta dell’ultimo bilancio riferito ieri da Gabriel Thimothée, direttore generale del ministero della Sanità e della Popolazione, precisando che 3015 ammalati sono attualmente ricoverati in ospedali nelle stesse zone [...]Fonte: Misna
Ecco la guerra
Quando a subire la guerra e le bombe dei 'liberatori' eravamo noiLa mattina di quel 20 ottobre del 1944 a Milano c'era il sole. Un sole tiepido, quasi primaverile, che splendeva in un cielo limpido, senza una nuvola. Nessuno immaginava che quella bella giornata sarebbe presto diventata una delle peggiori della storia della città e dell'intera nazione [...]
I 'piccoli martiri di Gorla' oggi riposano sotto un monumento-ossario eretto nel 1947 per volere dei loro genitori sul luogo in cui sorgeva la scuola. Sopra la statua di una madre piangente che sorregge il cadavere del suo bambino tra le sagome di due bombardieri, campeggia il monito 'Ecco la guerra'.
Un monito di doloroso ripudio che la nostra Costituzione ha eretto a principio fondamentale, oggi ignorato e calpestato da una classe politica che ha dimenticato cos'è la guerra, cosa significa viverla dalla parte delle vittime, cosa vuol dire subire un bombardamento aereo, a Milano come a Belgrado, a Baghdad come a Kabul o in un qualsiasi villaggio afgano.
Fonte: Enrico Piovesana per PeaceReporter
mercoledì 13 ottobre 2010
Non chiamatela più “missione di pace”
L'Afghanistan e il business della guerra
[...] In quel lontano e tragico 7 ottobre 2001 il governo USA, appoggiato dalla Coalizione Internazionale contro il terrorismo, ha lanciato un attacco aereo contro l’Afghanistan. Questa guerra continua nel silenzio e nell’indifferenza, nonostante l’infinita processione di poco meno di 2.000 bare dei nostri soldati morti. Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla “missione di pace”. Si parla di 40.000 morti afghani (militari e civili), e il meccanismo di odio che si è scatenato non ha niente a che vedere con la pace. Come si può chiamare pace e desiderare la pace, se con una mano diciamo di volere offrire aiuti e liberazione e con l’altra impugniamo le armi e uccidiamo?[...] Può una nazione come l’Italia che per presunte carenze economiche riduce i posti letto negli ospedali, blocca gli stipendi, tiene i carcerati in condizioni abominevoli e inumane, licenzia gli insegnanti, aumenta gli studenti per classe fino al numero di 35, riduce le ore di scuola, accetta senza scomporsi che una parte sempre più grande di cittadini viva nell’indigenza e nella povertà, impegnare in armamenti e sistemi d’arma decine di miliardi di euro?
[...] Dicano con franchezza che questa guerra si combatte perché l’Afghanistan è un nodo strategico per il controllo delle energie, per il profitto di alcuni gruppi industriali italiani, per una egemonia economica internazionale, per una volontà di potenza che rappresenta un neocolonialismo mascherato da intenti umanitari e democratici, poiché questi non si possono mai affermare con armi e violenza.
[...] Facciamo nostre le parole profetiche di una grande donna indiana, Arundathi Roy, scritte in quel tragico 7 ottobre 2001: "Il bombardamento dell’Afghanistan non è una vendetta per New York e Washington. E’ l’ennesimo atto di terrorismo contro il popolo del mondo. Ogni persona innocente che viene uccisa deve essere aggiunta, e non sottratta, all’orrendo bilancio di civili morti a New York e Washington. La gente raramente vince le guerre, i governi raramente le perdono. La gente viene uccisa. I governi si trasformano e si ricompongono come teste di idra. Usano la bandiera prima per cellofanare la mente della gente e soffocare il pensiero e poi, come sudario cerimoniale, per avvolgere i cadaveri straziati dei loro morti volenterosi".
Fonte: MicroMega
martedì 5 ottobre 2010
Problemi per Kagame - 2
Come annunciato negli articoli di PeaceReporter nei giorni scorsi, il primo ottobre è stato pubblicato il Rapporto degli investigatori dell'UNHCHR (Alto Commissariato per i Diritti Umani) sui massacri commessi in Congo tra il 1993 e il 2003.
Questo è l'articolo di PeaceReporter:
Pubblicata la versione ufficiale del dossier sui massacri commessi tra il 1993 e il 2003. Su Ruanda e Uganda le ombre più inquietanti.
Sul tavolo delle Nazioni Unite è arrivato il rapporto sui massacri commessi in Congo tra il 1993 ed il 2003. Un documento che potrebbe dire chi potrebbe essere chiamato a rispondere dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi nello stato africano; questi i due capi d'imputazione espressamente menzionati nel volume e distillati in oltre 600 episodi di violenza, ricostruiti meticolosamente, alcuni dei quali mai rivelati prima.
Rapporto choc. Il dossier è frutto di una meticolosa indagine di due anni sul campo condotta dagli investigatori dell'Unhchr (l'Alto Commissariato per i diritti umani). Monumentale e agghiacciante. Questo, in breve, il dossier che, per la prima volta, opera una ricostruzione della violenza che sconvolse l'ex Zaire (Repubblica Democratica del Congo dal 1997). Una mappatura della ferocia e, prima ancora, delle responsabilità politiche a monte. Perché la carneficina si compì durante quella che è stata definita la "Guerra Mondiale africana". Con il fragile equilibrio di un Congo messo in crisi dal flusso di profughi provenienti dal vicino Ruanda, insanguinato dal genocidio del 1994, cominciarono a giocare i vicini, interessati soprattutto al suo inestimabile tesoro minerario, prima muovendo delle proprie pedine e poi intervenendo direttamente con i propri eserciti. Vi si riversarono soldati di Angola, Ciad, Ruanda e Uganda, ai quali si affiancò un'orda di milizie tribali e criminali: protagonisti di un massacro da oltre cinque milioni di morti [...]
Fonte: Alberto Tundo per PeaceReporter
Un articolo sul Rapporto anche su Nigrizia.it
Questo è l'articolo di PeaceReporter:
Pubblicata la versione ufficiale del dossier sui massacri commessi tra il 1993 e il 2003. Su Ruanda e Uganda le ombre più inquietanti.
Sul tavolo delle Nazioni Unite è arrivato il rapporto sui massacri commessi in Congo tra il 1993 ed il 2003. Un documento che potrebbe dire chi potrebbe essere chiamato a rispondere dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi nello stato africano; questi i due capi d'imputazione espressamente menzionati nel volume e distillati in oltre 600 episodi di violenza, ricostruiti meticolosamente, alcuni dei quali mai rivelati prima.Rapporto choc. Il dossier è frutto di una meticolosa indagine di due anni sul campo condotta dagli investigatori dell'Unhchr (l'Alto Commissariato per i diritti umani). Monumentale e agghiacciante. Questo, in breve, il dossier che, per la prima volta, opera una ricostruzione della violenza che sconvolse l'ex Zaire (Repubblica Democratica del Congo dal 1997). Una mappatura della ferocia e, prima ancora, delle responsabilità politiche a monte. Perché la carneficina si compì durante quella che è stata definita la "Guerra Mondiale africana". Con il fragile equilibrio di un Congo messo in crisi dal flusso di profughi provenienti dal vicino Ruanda, insanguinato dal genocidio del 1994, cominciarono a giocare i vicini, interessati soprattutto al suo inestimabile tesoro minerario, prima muovendo delle proprie pedine e poi intervenendo direttamente con i propri eserciti. Vi si riversarono soldati di Angola, Ciad, Ruanda e Uganda, ai quali si affiancò un'orda di milizie tribali e criminali: protagonisti di un massacro da oltre cinque milioni di morti [...]
Fonte: Alberto Tundo per PeaceReporter
Un articolo sul Rapporto anche su Nigrizia.it
lunedì 27 settembre 2010
Problemi per Kagame
Linko con ritardo alcuni articoli letti su Nigrizia e PeaceReporter riguardanti il presidente del Rwanda Paul Kagame:
Kagame: dalla Spagna son dolori
Una fitta rete di organizzazioni non governative spagnole ha promosso una campagna che mette nel mirino il presidente del Rwanda: chiedono che gli sia tolta la copresidenza del gruppo di sostegno agli Obiettivi del Millennio, fino a che tribunali francesi e spagnoli non chiariscano le sue responsabilità sull’attentato che ha innescato il genocidio del 1994 e su recenti assassinie detenzioni arbitrarie [...]
Fonte: Nigrizia
Ruanda, il tramonto di Kagame
Un rapporto choc delle Nazioni Unite, poi le accuse di Amnesty, infini un'indagine francese: così si è spento l'astro del presidente ruandese [...]
Fonte: Peace Reporter
Congo, sul Ruanda l'ombra del genocidio
Un massacro sistematico di Hutu compiuto in Congo dalle forze ruandesi. Lo dice un rapporto Onu che ipotizza il reato di genocidio [...]
Fonte: Peace Reporter
Per ulteriori informazioni:
www.bastadeimpunidadenruanda.org
Kagame: dalla Spagna son doloriUna fitta rete di organizzazioni non governative spagnole ha promosso una campagna che mette nel mirino il presidente del Rwanda: chiedono che gli sia tolta la copresidenza del gruppo di sostegno agli Obiettivi del Millennio, fino a che tribunali francesi e spagnoli non chiariscano le sue responsabilità sull’attentato che ha innescato il genocidio del 1994 e su recenti assassinie detenzioni arbitrarie [...]
Fonte: Nigrizia
Ruanda, il tramonto di Kagame
Un rapporto choc delle Nazioni Unite, poi le accuse di Amnesty, infini un'indagine francese: così si è spento l'astro del presidente ruandese [...]
Fonte: Peace Reporter
Congo, sul Ruanda l'ombra del genocidio
Un massacro sistematico di Hutu compiuto in Congo dalle forze ruandesi. Lo dice un rapporto Onu che ipotizza il reato di genocidio [...]
Fonte: Peace Reporter
Per ulteriori informazioni:
www.bastadeimpunidadenruanda.org
lunedì 7 giugno 2010
NO F35!!
[...] Con una velocità inusuale e sconvolgente -ha spiegato Massimo Paolicelli della Rete Disarmo- il Senato prima e la Camera dei Deputati poi, nel 2009 hanno dato il via libera al Governo per la prosecuzione del programma che prevede l'acquisto di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter (JSF-F35) che impegnerà il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 15 miliardi di euro. Sembra incredibile, ma è la realtà, nota Paolicelli:"in piena crisi economica, con un dibattito durato nelle due Camere al massimo due ore e mezza si è dato il via libera a un provvedimento che di base ci costerà 13,5 miliardi di euro, ma il cui conto finale, come tutti sanno, sarà molto più alto" [...]
da Unimondo.org
da Unimondo.org
13,5 mld x 131 F35-JSF?!
131 cacciabombardieri?
NO! Meglio:
3.000 nuovi asili
scuole più sicure
10 milioni di pannelli solari
la ristrutturazione del centro storico de l'Aquila
treni per pendolari
un assegno di disoccupazione per tutti i precari che perdono il posto di lavoro
3.000 nuovi asili
scuole più sicure
10 milioni di pannelli solari
la ristrutturazione del centro storico de l'Aquila
treni per pendolari
un assegno di disoccupazione per tutti i precari che perdono il posto di lavoro
Per ulteriori informazioni:
www.sbilanciamoci.org
www.disarmo.org
Caccia al caccia! Diciamo NO agli F35!
domenica 30 maggio 2010
La manovra salva guerra
Il provvedimento del ministro dell'Economia Giulio Tremonti taglia tutto, dagli stipendi statali alle auto blu, ma non i fondi destinati al rifinanziamento delle missioni di pace all'estero.
[...] le maggiori entrate derivanti dal riordino in materia di giochi dello Stato siano destinate per quest'anno al fondo per le missioni internazionali di pace. La cifra, che dovrebbe aggirarsi intorno agli 800 milioni di euro, verrà impiegata il prossimo anno per rifinanziare il 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche per poi reindirizzarsi, definitivamente dal 2012, alle "esigenze di finanziamento delle spese militari all'estero".
Il che apre un dilemma politico fra la necessità di richiamare tutti gli italiani al sacrificio e l'opportunità di proseguire, senza soluzione di continuità, nel pompare soldi pubblici nel grande calderone bellico mondiale. Prima in virtù di un provvedimento ideato per incentivare le attività finanziarie e combattere l'evasione, poi, solo quindici giorni dopo, con una manovra storica, in quanto a tagli e lotta agli sprechi, nella quale si spende più per i carri armati a Beirut e Kabul di quanto non si faccia per lo sviluppo del Mezzogiorno.
E questo la dice lunga sul fatto che la classe politica italiana non riesce proprio a fare a meno della partecipazione ai conflitti in giro per il mondo come strumento di potere diplomatico. L'imperativo rimane quello di sedersi, sempre e comunque al tavolo delle trattative e parteciparvi in qualità di superpotenza amica, anche a costo di doverci andare col tram piuttosto che con l'auto blu.
Antonio Marafioti per PeaceReporter
[Leggi l'articolo su PeaceReporter.net]
[...] le maggiori entrate derivanti dal riordino in materia di giochi dello Stato siano destinate per quest'anno al fondo per le missioni internazionali di pace. La cifra, che dovrebbe aggirarsi intorno agli 800 milioni di euro, verrà impiegata il prossimo anno per rifinanziare il 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche per poi reindirizzarsi, definitivamente dal 2012, alle "esigenze di finanziamento delle spese militari all'estero".
Il che apre un dilemma politico fra la necessità di richiamare tutti gli italiani al sacrificio e l'opportunità di proseguire, senza soluzione di continuità, nel pompare soldi pubblici nel grande calderone bellico mondiale. Prima in virtù di un provvedimento ideato per incentivare le attività finanziarie e combattere l'evasione, poi, solo quindici giorni dopo, con una manovra storica, in quanto a tagli e lotta agli sprechi, nella quale si spende più per i carri armati a Beirut e Kabul di quanto non si faccia per lo sviluppo del Mezzogiorno.
E questo la dice lunga sul fatto che la classe politica italiana non riesce proprio a fare a meno della partecipazione ai conflitti in giro per il mondo come strumento di potere diplomatico. L'imperativo rimane quello di sedersi, sempre e comunque al tavolo delle trattative e parteciparvi in qualità di superpotenza amica, anche a costo di doverci andare col tram piuttosto che con l'auto blu.
Antonio Marafioti per PeaceReporter
[Leggi l'articolo su PeaceReporter.net]
Banche svelate
Con www.vizicapitali.org è possibile capire quali sono le scelte di tredici istituti di credito in merito a armamenti, impatto sociale, impatto ambientale, paradisi fiscali, tutela del risparmiatore, energia nucleare e privatizzazione dei sistemi idrici. Anche Nigrizia tra i promotori.[...] Sotto i riflettori le prime dieci banche italiane per attivi investiti (Banca Nazionale del Lavoro, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, Cariparma, Credem Banca, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi di Siena, Ubi Banca, UniCredit) e tre istituti "atipici" (Banca Etica, Credito Cooperativo e Banco Posta) in relazione a sette indicatori: armamenti, impatto sociale, impatto ambientale, paradisi fiscali, tutela del risparmiatore, energia nucleare e privatizzazione dei sistemi idrici.
[Leggi l'articolo su Nigrizia.it]
Armi, l'export che ignora la crisi. Nell'ultimo biennio aumento del 74%.
A "Terra Futura", a Firenze, il rapporto sulle connessioni tra la finanza e le industrie che producono armamenti. Nel 70% dei fondi comuni titoli di aziende del settore. Qualcuno anche nei fondi pensione.
di Rosaria Amato per Repubblica.it
C'è un export che non conosce crisi, quello delle armi. Tra il 2008 e il 2009, quando tutti i settori produttivi, senza eccezioni, ripiegavano su percentuali negative (dalle quali stentano a riprendersi) l'esportazione italiana di armamenti ha raggiunto un picco del +74 per cento. Il dato emerge dal rapporto "Finanza e armamenti: le connessioni di un mercato globale", presentato stamane a "Terra Futura", a Firenze, dall'Ires Toscana [...]
[...] "Più del 55% delle operazioni relative alle esportazioni - spiegano Beretta e Chiara Bonaiuti, l'altra autrice del rapporto - sono ripartite in maniera abbastamza uniforme fra tre gruppi bancari: il gruppo BNL-BNP Paribas, che ha assunto operazioni per oltre 3,3 miliardi di euro (cioè il 21,5% del totale); il gruppo Capitalia-Unicredit che - soprattutto per le operazioni autorizzate alla Banca di Roma - ne ha assunte per oltre 2,65 miliardi di euro, cioè il 17,2%, e infine il gruppo Intesa-SanPaolo, che ne ha svolte per oltre 2,62 miliardi di euro (16,91%)" [...]
[Leggi l'articolo su Repubblica.it]
di Rosaria Amato per Repubblica.it
C'è un export che non conosce crisi, quello delle armi. Tra il 2008 e il 2009, quando tutti i settori produttivi, senza eccezioni, ripiegavano su percentuali negative (dalle quali stentano a riprendersi) l'esportazione italiana di armamenti ha raggiunto un picco del +74 per cento. Il dato emerge dal rapporto "Finanza e armamenti: le connessioni di un mercato globale", presentato stamane a "Terra Futura", a Firenze, dall'Ires Toscana [...]
[...] "Più del 55% delle operazioni relative alle esportazioni - spiegano Beretta e Chiara Bonaiuti, l'altra autrice del rapporto - sono ripartite in maniera abbastamza uniforme fra tre gruppi bancari: il gruppo BNL-BNP Paribas, che ha assunto operazioni per oltre 3,3 miliardi di euro (cioè il 21,5% del totale); il gruppo Capitalia-Unicredit che - soprattutto per le operazioni autorizzate alla Banca di Roma - ne ha assunte per oltre 2,65 miliardi di euro, cioè il 17,2%, e infine il gruppo Intesa-SanPaolo, che ne ha svolte per oltre 2,62 miliardi di euro (16,91%)" [...]
[Leggi l'articolo su Repubblica.it]
mercoledì 21 aprile 2010
MSF e "Crisi dimenticate"
Comunicato stampa di Medici Senza Frontiere
MSF presenta il nuovo rapporto e lancia la campagna sulle “Crisi dimenticate”. Al via le mobilitazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Roma, 21 aprile 2010 - Medici Senza Frontiere pubblica oggi il nuovo rapporto annuale “Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009” che per la prima volta ha la
forma di un libro (Marsilio Editori). La pubblicazione include il sesto rapporto con la “Top Ten” sulle crisi umanitarie più gravi e ignorate dai media nel 2009, l’analisi realizzata dall’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi dai TG e alcuni contributi di giornalisti e rappresentanti del mondo accademico e scientifico. MSF lancia anche la campagna di sensibilizzazione sulle “Crisi dimenticate” con l’obiettivo di dare vita, per la prima volta, ad alcune mobilitazioni per coinvolgere l’opinione pubblica. La campagna viene veicolata dal nuovo sito www.crisidimenticate.it dove sono disponibili i materiali per dare vita alle azioni di mobilitazione. La campagna è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Milano.
MSF stila annualmente la “Top Ten”, identificando le crisi umanitarie più gravi, alcune delle quali del tutto ignorate dai media. La “Top Ten” del 2009 comprende: le malattie tropicali dimenticate; la guerra nella Repubblica Democratica del Congo (RDC); il conflitto nello Sri Lanka e in Yemen; gli scarsi finanziamenti per la lotta all’AIDS; le condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan; i fondi inadeguati per la malnutrizione; i civili intrappolati nella morsa della violenza in Pakistan, come in Somalia e Afghanistan, dove l’accesso alle cure per i civili è estremamente difficoltoso.
Come tutti gli anni, l’Osservatorio di Pavia ha realizzato un’analisi quantitativa e qualitativa dello spazio dedicato dai telegiornali (Rai e Mediaset) alle dieci crisi individuate da MSF e, più in generale, ai contesti di crisi in tutto il mondo. L’analisi evidenzia un dato stabile rispetto agli anni precedenti: le notizie sulle crisi umanitarie nel 2009 sono state il 6% del totale (5.216 su 82.788), un dato identico a quello del 2008 (6%), ma sempre in linea con il calo di attenzione prestato alle aree di crisi in questi anni (il 10% nel 2006 e l’8% nel 2007). Il livello di attenzione nei TG, con meno di un decimo di notizie dedicate alle crisi, non dà segni di miglioramento nemmeno nel 2009.
MSF presenta il nuovo rapporto e lancia la campagna sulle “Crisi dimenticate”. Al via le mobilitazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Roma, 21 aprile 2010 - Medici Senza Frontiere pubblica oggi il nuovo rapporto annuale “Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009” che per la prima volta ha la
forma di un libro (Marsilio Editori). La pubblicazione include il sesto rapporto con la “Top Ten” sulle crisi umanitarie più gravi e ignorate dai media nel 2009, l’analisi realizzata dall’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi dai TG e alcuni contributi di giornalisti e rappresentanti del mondo accademico e scientifico. MSF lancia anche la campagna di sensibilizzazione sulle “Crisi dimenticate” con l’obiettivo di dare vita, per la prima volta, ad alcune mobilitazioni per coinvolgere l’opinione pubblica. La campagna viene veicolata dal nuovo sito www.crisidimenticate.it dove sono disponibili i materiali per dare vita alle azioni di mobilitazione. La campagna è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Milano.MSF stila annualmente la “Top Ten”, identificando le crisi umanitarie più gravi, alcune delle quali del tutto ignorate dai media. La “Top Ten” del 2009 comprende: le malattie tropicali dimenticate; la guerra nella Repubblica Democratica del Congo (RDC); il conflitto nello Sri Lanka e in Yemen; gli scarsi finanziamenti per la lotta all’AIDS; le condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan; i fondi inadeguati per la malnutrizione; i civili intrappolati nella morsa della violenza in Pakistan, come in Somalia e Afghanistan, dove l’accesso alle cure per i civili è estremamente difficoltoso.
Come tutti gli anni, l’Osservatorio di Pavia ha realizzato un’analisi quantitativa e qualitativa dello spazio dedicato dai telegiornali (Rai e Mediaset) alle dieci crisi individuate da MSF e, più in generale, ai contesti di crisi in tutto il mondo. L’analisi evidenzia un dato stabile rispetto agli anni precedenti: le notizie sulle crisi umanitarie nel 2009 sono state il 6% del totale (5.216 su 82.788), un dato identico a quello del 2008 (6%), ma sempre in linea con il calo di attenzione prestato alle aree di crisi in questi anni (il 10% nel 2006 e l’8% nel 2007). Il livello di attenzione nei TG, con meno di un decimo di notizie dedicate alle crisi, non dà segni di miglioramento nemmeno nel 2009.
mercoledì 10 marzo 2010
Cinque domande all'Eni
Non voglio assolutamente minimizzare il disastro ambientale rappresentato dal "caso Lambro" accaduto nelle scorse settimane. Ma come ci siamo dimostrati sensibili all'ecosistema di casa nostra, nel Delta del Po, così abbiamo il dovere di informarci sui danni ambientali che una multinazionale petrolifera italiana, l'Eni, rischia di provocare in Congo Brazzaville e probabilmente sta già provocando nel Delta del Niger. Infatti l'Eni ha in corso, e in programma, attività in Congo Brazzaville per l'esplorazione delle sabbie bituminose (terreno impregnato da quantità, anche ridotte, di petrolio, la cui estrazione è molto costosa e necessita di tecniche ad alto impatto ambientale). Inoltre, Amnesty International ha presentato un rapporto che indica le precise responsabilità delle compagnie petrolifere attive nel Delta del Niger, tra cui soprattutto la Shell ma anche l'azienda italiana Eni Spa che opera in Nigeria attraverso la consociata Nigerian Agip Oil Company (Naoc).
"Cinque domande all'Eni" è una campagna lanciata da quattro testate giornalistiche indipendenti (Valori, Radio Popolare, Africa e Altreconomia) per chiedere risposte chiare ed esaurienti alla multinazionale petrolifera italiana sulle sue attività in Congo Brazzaville.Il timore di Amnesty International (che ha pubblicato recentemente un rapporto molto critico sulle compagnie petrolifere che operano in Nigeria, che evidenzia “la povertà, il conflitto, le violazioni dei diritti umani e la disperazione” che hanno portato alla popolazione del Delta del Niger) è che le attività attuali dell'Eni possano provocare in Congo la stessa devastazione occorsa nel Delta del Niger.
[Leggi le domande e l'intero articolo su Unimondo.org]
[Leggi l'articolo su Unimondo.org "Amnesty: tragedia dei diritti umani nel delta del Niger, l'Eni risponda]
[Scarica il Rapporto di Amnesty International "Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger"]
martedì 9 marzo 2010
Nigeria
Quando succede qualcosa di drammatico in qualche PVS (paesi in Via di Sviluppo), la stampa internazionale (o almeno quella italiana) tende a semplificare eccessivamente le ragioni del conflitto, parlando di scontri tra differenti religioni o differenti etnie. Anche in questo caso si è parlato soprattutto di motivazioni religiose, con un massacro di cristiani da parte di musulmani. Insomma una buona occasione per cavalcare lo spettro delle tensioni tra le diverse religioni e per rinforzare il sentimento popolare di rifiuto e condanna dei soliti "cattivi", i musulmani.Leggendo qualche articolo in più si scopre che, come al solito, dietro ai conflitti ci sono motivazioni economiche e politiche.
Di seguito il link ad alcuni articoli trovati in rete.
Misna: Jos, centinaia le vittime degli scontri tra contadini e pastori
Nigrizia: centinaia di morti a Jos
Peacereporter: sangue in Nigeria. 500 morti in un attacco a quattro villaggi cristiani
Nigeria: 500 morti nella lotta per le risorse, ma non è una guerra di religione
mercoledì 3 marzo 2010
VOLTI DI DONNE
Dialoghi Danze Musica con Marie Louise Niwemukobwa
Marie Louise Niwemukobwa è cantante, danzatrice e scrittrice. Viene dal Rwanda ma vive in Italia da molti anni, abita a Mestre e ha 3 figli che vivono con lei. Si è esibita alla Biennale teatro di Venezia con la compagnia di Pippo Delbono, ha danzato alla Fenice, ha lavorato con Ascanio Celestini. Tiene stage di danza e musica rwandese, ha partecipato al G8 Donne per raccontare l'Africa con gli occhi di una donna, è fondatrice dell'Associazione Donne Immigrate Solidaires. Ha pubblicato un Cd dal titolo IWACU e un libro dal titolo Vu cumprà a Venezia.
Il prossimo 8 MARZO 2010 tra danze, canti e musica tradizionali della sua terra, ascolteremo la storia di un paese e di una donna coraggiosa. Entrambi hanno saputo reagire a un destino che sembrava segnato e ricominciare a vivere.
Auditorium Biblioteca di Montebelluna (Treviso) ore 21.00.
Marie Louise Niwemukobwa è cantante, danzatrice e scrittrice. Viene dal Rwanda ma vive in Italia da molti anni, abita a Mestre e ha 3 figli che vivono con lei. Si è esibita alla Biennale teatro di Venezia con la compagnia di Pippo Delbono, ha danzato alla Fenice, ha lavorato con Ascanio Celestini. Tiene stage di danza e musica rwandese, ha partecipato al G8 Donne per raccontare l'Africa con gli occhi di una donna, è fondatrice dell'Associazione Donne Immigrate Solidaires. Ha pubblicato un Cd dal titolo IWACU e un libro dal titolo Vu cumprà a Venezia.Il prossimo 8 MARZO 2010 tra danze, canti e musica tradizionali della sua terra, ascolteremo la storia di un paese e di una donna coraggiosa. Entrambi hanno saputo reagire a un destino che sembrava segnato e ricominciare a vivere.
Auditorium Biblioteca di Montebelluna (Treviso) ore 21.00.
In collaborazione con:
Progetto Rwanda Onlus
Associazione Ritmi e Danze dal Mondo
Associazione Umudufu Onlus
Progetto Rwanda Onlus
Associazione Ritmi e Danze dal Mondo
Associazione Umudufu Onlus
lunedì 10 agosto 2009
Madagascar - Accordi a Maputo
Due carte e quattro accordi mettono fine a crisi politicaOccupa le prime pagine di tutti i giornali l’accordo trovato Sabato e definito ieri a Maputo tra i principali esponenti della vita politica per far uscire il Madagascar da una crisi politica che ha anche portato a un isolamento internazionale. I colloqui di Maputo (capitale del Mozambico) - tra l’attuale capo dell’Alta autorità di transizione, Andry Rajoelina, il presidente da lui deposto Marc Ravalomanana, gli ex-capi di stato Didier Ratsiraka e Albert Zafy - si sono conclusi ieri dopo quattro giorni con la firma di “quattro accordi e due carte” scrive il ‘Midi Madagasikara’ fornendone i particolari.
[Leggi l'articolo su misna]
martedì 28 luglio 2009
Nobel per la Pace 2010 alle donne africane
L’assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 alle donne africane: è l’obiettivo di una campagna di raccolta firme del Cipsi, un “ombrello” che riunisce 42 organizzazioni non governative (ONG) italiane operative nel continente. Per inviare la candidatura alla Commissione Nobel e sensibilizzare “sul protagonismo delle donne africane in tutti i settori della vita e del loro impegno costante nella costruzione della pace” gli organizzatori della campagna contano di raggiungere almeno due milioni di firme.www.misna.org
Maggiori informazioni su www.noppaw.org
sabato 11 luglio 2009
Ancora sul G8...
Quella del G8 dell'Aquila è stata la solita musica: nessun impegno concreto da parte dei grandi della terra. Qualche nota nuova c'è: partecipazione del G5, una giornata dedicata all'Africa, nuovi temi in agenda. Ma per ora si tratta di risultati solo politici.
[leggi l'articolo su nigrizia.it]
Perché il G8 è un fallimento
Per Berlusconi sarà stato forse un successo (mediatico), ma per l’Africa, il nostro pianeta e le persone in carne ed ossa che subiscono il peso della crisi il G8 dell’Aquila è stato un clamoroso fallimento.
[...]
il G8 si dimentica di dirci che ogni anno si spendono oltre 1.200 miliardi di dollari per le armi (l’80% a carico dei paesi del G8) e basterebbe ridurre del 4% la spesa militare mondiale per avere a disposizione il doppio dei soldi stanziati per l’Africa.
Per l’Africa di soldi ne sono stati stanziati in questi anni. A parole. Infatti gli obiettivi del Millennio – per mancanza di risorse - sono nel frattempo falliti e Berlusconi di promessa in promessa è arrivato a ridurre del 56% i fondi per la cooperazione allo sviluppo nell’ultima finanziaria, portando allo 0,11% la percentuale del PIL destinata ai paesi poveri. Rivendicare il “successo”del G8 è un’ipocrisia assoluta di fronte a tante migliaia di persone che muoiono di fame e di malattia nel continente africano – e ai milioni di lavoratori che perdono il posto - alle quali si fanno continue promesse che non vengono mantenute. Il G8 è ormai un vecchio arnese degli anni del neoliberismo. E’ ora di cambiare rotta, di tornare alle Nazioni unite e ad un’idea di mondo diversa, fondata sulla pace, la democrazia, un’economia di giustizia. Ovviamente di questo al G8 non si è parlato.
[leggi l'articolo su ilmanifesto.it]
mercoledì 24 giugno 2009
...copia e incolla...
Africa e armi. Una strana storia. [leggi l'articolo]
www.ilmanifesto.it
Un mondo a colori
I fine settimana di Torino si colorano di calciatori di 28 paesi differenti, per una nuova idea di cittadinanza globale. Balon Mundial, il primo mondiale per migranti di Torino. Uno dei modi - e tanti mondi - per dire calcio. E per fare integrazione. In questi giorni in cui l'Europa si ridisegna nelle sue paure e l'Italia mette in campo, tra le sponde del Mediterraneo, nuove strategie d'intercettazione e respingimento. [leggi l'articolo]
www.peacereporter.net
Walk the Future!
Una Marcia per promuovere la Pace e la Nonviolenza in tutto il mondo: un evento senza precedenti che toccherà tutti i continenti, dal 2 ottobre al 2 gennaio 2010. [leggi l'articolo]
www.nigrizia.com
www.marciamondiale.org
www.ilmanifesto.it
Un mondo a colori
I fine settimana di Torino si colorano di calciatori di 28 paesi differenti, per una nuova idea di cittadinanza globale. Balon Mundial, il primo mondiale per migranti di Torino. Uno dei modi - e tanti mondi - per dire calcio. E per fare integrazione. In questi giorni in cui l'Europa si ridisegna nelle sue paure e l'Italia mette in campo, tra le sponde del Mediterraneo, nuove strategie d'intercettazione e respingimento. [leggi l'articolo]
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Una Marcia per promuovere la Pace e la Nonviolenza in tutto il mondo: un evento senza precedenti che toccherà tutti i continenti, dal 2 ottobre al 2 gennaio 2010. [leggi l'articolo]
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sabato 16 maggio 2009
Cessate il fuoco
Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso
dal 7/05/2009 al 13/05/2009
Nell'ultima settimana, in tutti i paesi in guerra, sono morte almeno 2.140 persone
Sri Lanka
Nell'ultima settimana sono morte almeno 609 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 7.857
Afghanistan
Nell'ultima settimana sono morte almeno 414 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 2.320
Pakistan Talebani
Nell'ultima settimana sono morte almeno 630 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 2.919
Iraq
Nell'ultima settimana sono morte almeno 44 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 1527
Sudan
Nell'ultima settimana sono morte almeno 66 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 601
Rep. Dem. Congo
Nell'ultima settimana sono morte almeno 90 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 514
Somalia
Nell'ultima settimana sono morte almeno 135 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 435
India Nord Est
Nell'ultima settimana sono morte almeno 32 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 339
India naxaliti
Nell'ultima settimana sono morte almeno 32 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 381
Filippine Milf
Nell'ultima settimana sono morte almeno 29 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 209
Nord Caucaso
Nell'ultima settimana sono morte almeno 2 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 162
Kashmir
Nell'ultima settimana sono morte almeno 10 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 130
Filippine Npa
Nell'ultima settimana è morta almeno 1 persona
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 111
Pakistan Balucistan
Nell'ultima settimana sono morte almeno 13 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 109
Algeria
Nell'ultima settimana sono morte almeno 4 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 108
Turchia
Nell'ultima settimana sono morte almeno 9 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 107
Thailandia del sud
Nell'ultima settimana sono morte almeno 9 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 103
Colombia
Nell'ultima settimana sono morte almeno 11 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 90
PeaceReporter
dal 7/05/2009 al 13/05/2009
Nell'ultima settimana, in tutti i paesi in guerra, sono morte almeno 2.140 persone
Sri Lanka
Nell'ultima settimana sono morte almeno 609 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 7.857
Afghanistan
Nell'ultima settimana sono morte almeno 414 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 2.320
Pakistan Talebani
Nell'ultima settimana sono morte almeno 630 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 2.919
Iraq
Nell'ultima settimana sono morte almeno 44 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 1527
Sudan
Nell'ultima settimana sono morte almeno 66 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 601
Rep. Dem. Congo
Nell'ultima settimana sono morte almeno 90 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 514
Somalia
Nell'ultima settimana sono morte almeno 135 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 435
India Nord Est
Nell'ultima settimana sono morte almeno 32 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 339
India naxaliti
Nell'ultima settimana sono morte almeno 32 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 381
Filippine Milf
Nell'ultima settimana sono morte almeno 29 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 209
Nord Caucaso
Nell'ultima settimana sono morte almeno 2 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 162
Kashmir
Nell'ultima settimana sono morte almeno 10 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 130
Filippine Npa
Nell'ultima settimana è morta almeno 1 persona
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 111
Pakistan Balucistan
Nell'ultima settimana sono morte almeno 13 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 109
Algeria
Nell'ultima settimana sono morte almeno 4 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 108
Turchia
Nell'ultima settimana sono morte almeno 9 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 107
Thailandia del sud
Nell'ultima settimana sono morte almeno 9 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 103
Colombia
Nell'ultima settimana sono morte almeno 11 persone
Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 90
PeaceReporter
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