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mercoledì 27 maggio 2009

Notizie da Nigrizia



Oggi sul sito www.nigrizia.com ho trovato alcune notizie molto interessanti. Per chi fosse interessato, qui di seguito il link agli articoli. Buona lettura!
(PS: c'è anche l'audio)


Giustizia per Ken Saro-Wiwa
Si apre il 27 maggio a New York il processo contro la Shell, accusata di complicità con le autorità militari nigeriane per la morte dell'ex leader del popolo ogoni, impiccato nel 1995, e per la violazione dei diritti umani nel Delta del Niger.

Africa bazar: spaccio di terre
Vendesi terra africana ricca, fertile, scontata e poco sfruttata, completa di manodopera a basso costo. Ideale per garantire la sicurezza alimentare in caso di nuove crisi mondiali. In cambio cercasi prospettive di sviluppo anche pallide e senza garanzie. Offerta rivolta soprattutto a governi orientali senza scrupoli.

Corruzione in Africa
Banche sotto accusa. In un audizione al Congresso degli Stati Uniti, Global Witness denuncia la spregiudicatezza di alcune delle più importanti banche del mondo, responsabili, secondo l'organizzazione, di aver sostenuto alcuni dei politici più corrotti dell'Africa.

Veleni Hi-Tech
Arrivano in Africa, per lo più dall’Europa sottoforma di beni di seconda mano, sono i rifiuti elettroni prodotti nei paesi ricchi. Il materiale viene trattato in discariche illegali dove bambini/operai tentano di estrarre le materie prime dalle componenti, con danni gravissimi per la loro salute.
(ancora sull'argomento rifiuti elettronici su questo Blog)

venerdì 5 settembre 2008

Rifiuti elettronici

Il paese africano usato come discarica dei rifiuti elettronici nocivi
E-waste, denuncia di Greenpeace. La nuova pattumiera è il Ghana

L'organizzazione ha ricostruito la rotta delle nuove navi dei veleni Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno. Contengono elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana
di Antonio Cianciullo

E' il remake di un film degli anni Ottanta, un brutto film. Gli slum africani utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, i primi vani tentativi di bloccare il traffico, la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent'anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo. Nella versione tecnologicamente avanzata dell'e-waste, il rifiuto elettronico che fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell'abbandono sembravano indispensabili e che all'improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d'uso da memorie più potenti, software più avanzati.

La denuncia viene da Greenpeace che, con un'azione di "spionaggio industriale" è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l'Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all'anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l'ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

Dunque roba da maneggiare con attenzione. Ma le foto che potete vedere mostrano cosa succede veramente. Oggetti pericolosi trattati senza nessuna precauzione anche da bambini, materiale tossico bruciato vicino alle case, pozze di liquame contaminato in cui tutti sguazzano. E' questa la fine che fa una buona parte dell'e-waste occidentale: si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti tecnologici prodotti nell'Unione Europea e di oltre l'80 per cento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono sulle navi dei veleni per arrivare nei luoghi in cui i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano quando vengono trattati in modo non adeguato.

In Ghana l'indagine di Greenpeace ha messo in evidenza una rete di cimiteri clandestini. Le navi ufficialmente cariche di "beni elettronici di seconda mano" arrivano nel più grande porto del paese, a Tema, e da lì prendono la strada del centro di smaltimento di Agbogbloshie, ad Accra, la capitale. Oppure si sperdono nel marasma dei piccoli cimiteri sparsi un po' ovunque. Greenpeace ha fornito i dati relativi a quello di Korforidua, ma è un esempio tra tanti.

Un disastro ambientale, sociale, umano che rappresenta l'altra faccia del disastro politico che ci coinvolge direttamente. Vent'anni fa l'Occidente chiuse gli occhi sulle rotte dei veleni finché il contenzioso internazionale divenne troppo aspro per ignorarlo. Ora la capacità di risposta dei paesi che subiscono l'arrivo clandestino dei rifiuti elettronici (dall'Africa alle piazze asiatiche) è più alta ed è prevedibile che la tensione tornerà a salire molto presto.
5 agosto 2008 - www.repubblica.it

Per vedere la galleria fotografica di Repubblica.it Le discariche dei veleni elettronici.

Per avere ulteriori informazioni sulla situazione attuale, sulla campagna di Greenpeace, sulle vie dello smaltimento illegale.

Riciclaggio rifiuti



In Mali e Niger un esempio di riciclaggio al servizio dello sviluppo
Con una tecnica semplice, economica ed efficace alcune organizzazioni hanno trovato il modo di combinare la lotta all’inquinamento al miglioramento delle infrastrutture: fabbricare pavimentazione urbana a partire dai sacchetti di plastica, vera piaga per l’ambiente in molti paesi in via di sviluppo. Il progetto funziona già in Niger e in Mali, dove in periferia della città di Mopti è stata creata la prima fabbrica di lastricato riciclato, che impiega decine di operai, la maggior parte formati in Niger. La tecnica consiste nel far sciogliere la plastica e mischiarla con la sabbia per ottenere una sorta di catrame. Oltre ai lavoratori della fabbrica, l’attività è redditizia anche per le donne e i ragazzi della località, che vengono pagati per la plastica raccolta e fornita ai fabbricanti. La fondazione Aga Khan, impegnata nel progetto, sta anche sensibilizzando la popolazione alla raccolta differenziata attraverso la distribuzione di pattumiere alle famiglie.
www.misna.org