...appena finito di vederlo: stupendo! da non perdere!
una storia che non conoscevo, un personaggio incredibile, uno di quelli che ti lasciano senza parole.
e poi ho sentito e visto posti familiari, ho visto immagini che fino a poco tempo avevo davanti agli occhi tutti i giorni.
ho sentito parlare creolo!!!
mi sono emozionato. e ovviamente ho pianto. sarà l'età...
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sabato 19 marzo 2011
martedì 26 ottobre 2010
Rwanda: aggiornamenti caso Ingabire

Victoire
Ingabire
Umhuoza
Da Nigrizia del 19 ottobre:
Rwanda: Ingabire in pericolo
Dal giorno dell'arresto, giovedì 14 ottobre, la tengono in una cella ammanettata e nuda. Questo affermano alcune precarie fonti che Nigrizia è riuscita a contattare. Victoire Ingabire Umhuoza sta pagando in questo modo l'opposizione, ferma e nonviolenta, al regime di Paul Kagame. Regime che già l'aveva arrestata lo scorso aprile e che ora è tornato alla carica, accusandola di sostenere un gruppo terrorista [...]
Da Misna del 26 ottobre:
Dirigente opposizione: si attende decisione su cauzione
Victoire Ingabire Umuhoza, esponente di primo piano dell’opposizione politica ruandese, ha respinto ieri di fronte a un tribunale di Kigali le accuse di sostenere e finanziare un gruppo di matrice terroristica. La dirigente era stata arrestata il 14 ottobre sulla base delle accuse mosse da un ex-ufficiale dell’esercito divenuto poi comandante delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr), un gruppo ribelle composto per lo più da militanti di etnia hutu e ritenuto dal governo di Kigali una minaccia per la “sicurezza nazionale”. Secondo il quotidiano ruandese “New Times”, una decisione sul possibile rilascio su cauzione della Ingabire è attesa per oggi [...]
Da Nigrizia del 26 ottobre:
Liberate Victoire Ingabire
Il regime rwandese del presidente Paul Kagame sta tenendo in carcere da 12 giorni una delle voci libere della società e della politica. I missionari italiani si mobilitano e chiedono all’opinione pubblica di fare altrettanto.
«La commissione Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato della Conferenza degli istituti missionari italiani (Cimi), rispondendo all'appello della Piattaforma internazionale Basta impunità in Rwanda, fa presente alla società civile italiana, alle comunità religiose, ai media e al governo italiano la grave preoccupazione che suscita la situazione di prigionia alla quale è sottoposta la principale oppositrice politica dell'attuale regime rwandese, Victoire Ingabire Umuhoza [...] Il regime di Kagame, indifferente alle accuse e contando sui crediti che l'Occidente gli concede in maniera costante, continua ad accanirsi in modo inumano e vergognoso contro i suoi oppositori e contro chiunque, giornalisti compresi, critichi il suo regime».
Per aderire all'appello fernando.zolli@gmail.com
Dal sito della campagna spagnola BASTA DE IMPUNIDAD EN RUANDA (tradotto dallo spagnolo):
[...] E' per questo che sollecitiamo ancora una volta la Vostra partecipazione con questa CHIAMATA ALL'AZIONE per tutti gli attivisti dei Diritti Umani, la Comunità Internazionale, i mezzi di comunicazione e i Governi affinchè convincano il Generale Paul KAGAME e il suo regime a rispettare e garantire i Diritti Umani in Ruanda.
SCRIVI AL PRESIDENTE ZAPATERO, diffondi la notizia tra i tuoi contatti, pagine web e reti sociali [...]
lunedì 15 marzo 2010
martedì 2 febbraio 2010
Muhammad Yunus
Dal sito di C6.TV(lasciamo perdere il discorso della Moratti, che tira in mezzo pure Unicredito, la regina delle banche armate!)
lunedì 1 febbraio 2010
Un mondo senza povertà
mercoledì 29 luglio 2009
Mestre John Djembe
Mestre John Djembe da settembre sara' in Italia, a Genova.
Per chi fosse interessato a lezioni di djembe o danze africane:
joaochoneca04@yahoo.com.br
Per chi fosse interessato a lezioni di djembe o danze africane:
joaochoneca04@yahoo.com.br
venerdì 10 luglio 2009
Esclusiva!!
Incredibile! Abbiamo una testimonianza della disavventura che ci e' capitata l'altra sera. Mi hanno inviato una foto scattata da un passante con il telefonino...
sabato 4 luglio 2009
SUPEREROI!!
Ieri sera una piccola disavventura, la prima in questi due anni, ma finita con la vittoria dei nostri eroi!
Usciamo verso mezzanotte da casa di amici.
Andiamo alla macchina, parcheggiata di fronte alla casa. Faccio il giro per salire. J nota due loschi figuri che dopo averci visto cambiano strada, si dividono. Uno va verso di lei. Io non mi accorgo di nulla, sto salutando una collega. Sento J che grida
!!!!!!!!!!!
Corro. Vedo uno che sta stringendo J. Lei si divincola alla grande. Con un plico di fogli inizia a prendere a “fotocopiate” in faccia il bastardo. Io gli salto addosso
POW!
Pugno alla cieca non mi ricordo dove
URKK!
Gomitata a casaccio
OUCH!
Calcio in culo mentre scappa
Ma all’improvviso
SBAM!
Da dietro mi arriva una bastonata sulla gobba. Che si rompe.
Il bastone, non la gobba.
Cazzo l’altro figlio di troia! Mi giro e…
...gli occhi iniziano a diventarmi verdi, il corpo inizia a cambiare, i muscoli si gonfiano, i vestiti si lacerano per la tensione di tendini e carne, ormai mezzo ignudo afferro il tizio, lo sollevo e lo scaravento al di là della macchina…
o almeno questo è quello che mi ricordo. Anche se altri sostengono che gli stronzi sono scappati vedendo arrivare i rinforzi. Sì perché da tutti gli angoli della via accorrono altri ragazzi per difenderci (Anche se siamo stranieri a casa loro...come sarebbe successo anche in Italia, no? Nda). A questo punto, non molto tempestivamente, esce di casa il mio amico tedesco che, correndo per la strada, sbraita frasi incomprensibili (anche se dal suono sembrano un filo volgari) in spagnolo (???). Ci troviamo a sacramentare in mezzo alla strada contro i due ormai lontani nella notte.
Immancabile nugolo di persone. Tutti stanno bene. Stiamo bene. Partono i commenti della gente. Parte una serie infinita di racconti di chi ha visto la scena e tenta di spiegarla, di mimarla a quelli accorsi per ultimi sulla scena. Lo spettacolo è finito. Tornatevene tutti a casa. Non c’è più nulla da vedere.
Saliamo in macchina. La folla si allarga al nostro passaggio. Applausi ci salutano.
Vabbuò mo' esagero, però eravamo troppo soddisfatti.
Da oggi il Crimine ha due nuovi nemici…minchia che eroi!!
Usciamo verso mezzanotte da casa di amici.
Andiamo alla macchina, parcheggiata di fronte alla casa. Faccio il giro per salire. J nota due loschi figuri che dopo averci visto cambiano strada, si dividono. Uno va verso di lei. Io non mi accorgo di nulla, sto salutando una collega. Sento J che grida
!!!!!!!!!!!
Corro. Vedo uno che sta stringendo J. Lei si divincola alla grande. Con un plico di fogli inizia a prendere a “fotocopiate” in faccia il bastardo. Io gli salto addosso
POW!
Pugno alla cieca non mi ricordo dove
URKK!
Gomitata a casaccio
OUCH!
Calcio in culo mentre scappa
Ma all’improvviso
SBAM!
Da dietro mi arriva una bastonata sulla gobba. Che si rompe.
Il bastone, non la gobba.
Cazzo l’altro figlio di troia! Mi giro e…
...gli occhi iniziano a diventarmi verdi, il corpo inizia a cambiare, i muscoli si gonfiano, i vestiti si lacerano per la tensione di tendini e carne, ormai mezzo ignudo afferro il tizio, lo sollevo e lo scaravento al di là della macchina…
o almeno questo è quello che mi ricordo. Anche se altri sostengono che gli stronzi sono scappati vedendo arrivare i rinforzi. Sì perché da tutti gli angoli della via accorrono altri ragazzi per difenderci (Anche se siamo stranieri a casa loro...come sarebbe successo anche in Italia, no? Nda). A questo punto, non molto tempestivamente, esce di casa il mio amico tedesco che, correndo per la strada, sbraita frasi incomprensibili (anche se dal suono sembrano un filo volgari) in spagnolo (???). Ci troviamo a sacramentare in mezzo alla strada contro i due ormai lontani nella notte.
Immancabile nugolo di persone. Tutti stanno bene. Stiamo bene. Partono i commenti della gente. Parte una serie infinita di racconti di chi ha visto la scena e tenta di spiegarla, di mimarla a quelli accorsi per ultimi sulla scena. Lo spettacolo è finito. Tornatevene tutti a casa. Non c’è più nulla da vedere.
Saliamo in macchina. La folla si allarga al nostro passaggio. Applausi ci salutano.
Vabbuò mo' esagero, però eravamo troppo soddisfatti.
Da oggi il Crimine ha due nuovi nemici…minchia che eroi!!
EPILOGO
Oggi ho le nocche gonfie, il gomito sbucciato, il piede dolorante e la gobba tutta arrossata. martedì 9 giugno 2009
La Shell patteggia
15 milioni di dollari
Questo è quanto ha dovuto pagare la Shell per evitare il processo che la vedeva accusata di violazione dei diritti umani nel Delta del Niger, come complice delle autorità militari nigeriane nell’esecuzione, quattordici anni fa, di Ken Saro-Wiwa e dei suoi 8 compagni ogoni.
Questo è quanto ha dovuto pagare la Shell per evitare il processo che la vedeva accusata di violazione dei diritti umani nel Delta del Niger, come complice delle autorità militari nigeriane nell’esecuzione, quattordici anni fa, di Ken Saro-Wiwa e dei suoi 8 compagni ogoni.
Leggendo le dichiarazioni delle due parti in causa sembrano tutti soddisfatti del risultato.
Ken Saro-Wiwa Junior, figlio dello scrittore ucciso nel 1995, dichiara: “Penso che mio padre sarebbe felice di questo risultato. Il fatto che la Shell sia stata costretta a patteggiare per noi è una chiara vittoria”.
Sul sito ufficiale della Shell appare la notizia con una interpretazione “leggermente differente”: “Shell today agreed to settle a court case in New York related to allegations in connection with the Nigerian military government's execution of Ken Saro-Wiwa and others in 1995, making a humanitarian gesture to set up a trust fund to benefit the Ogoni people” (gesto umanitario!).
Malcolm Brinded, che dirige il ramo esplorazione e produzione di Shell commenta: “Il gesto significa che, anche se Shell non ha partecipato alle violenze che sono avvenute, ci sono dei querelanti e delle persone che hanno sofferto”. Inoltre i rappresentati della Shell hanno dichiarato di aver accettato di regolare la faccenda per aiutare il “processo di riconciliazione”, pur negando qualsiasi implicazione nella morte del poeta Ken Saro-Wiwa e degli altri attivisti dei diritti dell’uomo e della protezione dell’ambiente.
Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York che avviò la causa contro la Shell nel 1996, commenta: “Basta questo a riportare in vita i nostri assistiti? Certamente no, ma è un messaggio chiaro a tutte le multinazionali che operano nei paesi in via di sviluppo: per fare affari non si possono più violare i diritti umani. Nessuna corporation può più contare sull’impunità. L’accordo di oggi è sostanzialmente un’assunzione di responsabilità”.
E anche sul sito remember saro-wiwa (remembersarowiwa.com) si leggono parole di soddisfazione per il risultato ottenuto.
Ken Saro-Wiwa Junior, figlio dello scrittore ucciso nel 1995, dichiara: “Penso che mio padre sarebbe felice di questo risultato. Il fatto che la Shell sia stata costretta a patteggiare per noi è una chiara vittoria”.
Sul sito ufficiale della Shell appare la notizia con una interpretazione “leggermente differente”: “Shell today agreed to settle a court case in New York related to allegations in connection with the Nigerian military government's execution of Ken Saro-Wiwa and others in 1995, making a humanitarian gesture to set up a trust fund to benefit the Ogoni people” (gesto umanitario!).
Malcolm Brinded, che dirige il ramo esplorazione e produzione di Shell commenta: “Il gesto significa che, anche se Shell non ha partecipato alle violenze che sono avvenute, ci sono dei querelanti e delle persone che hanno sofferto”. Inoltre i rappresentati della Shell hanno dichiarato di aver accettato di regolare la faccenda per aiutare il “processo di riconciliazione”, pur negando qualsiasi implicazione nella morte del poeta Ken Saro-Wiwa e degli altri attivisti dei diritti dell’uomo e della protezione dell’ambiente.
Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York che avviò la causa contro la Shell nel 1996, commenta: “Basta questo a riportare in vita i nostri assistiti? Certamente no, ma è un messaggio chiaro a tutte le multinazionali che operano nei paesi in via di sviluppo: per fare affari non si possono più violare i diritti umani. Nessuna corporation può più contare sull’impunità. L’accordo di oggi è sostanzialmente un’assunzione di responsabilità”.
E anche sul sito remember saro-wiwa (remembersarowiwa.com) si leggono parole di soddisfazione per il risultato ottenuto.
In realtà, quando ho letto la notizia su www.corriere.it, non ero così sicuro fosse un risultato soddisfacente. La Shell, che ogni anno fattura per centinaia di milioni di dollari, con 15 milioni si toglie il pensiero, chiude di fatto un processo in cui avrebbe rischiato di pagare delle cifre ben più elevate, e soprattutto evita il rischio di essere formalmente condannata per violazione dei diritti umani, complice dell’assassinio di civili innocenti, cosa che avrebbe portato grosse perdite in termini di soldi e immagine.
Alla fine la Shell se l’è cavata a buon prezzo. Un patteggiamento te lo scordi in fretta, tra una settimana saranno di nuovo tutti in coda al distributore Shell (o Esso). Un’accusa di complicità in omicidio sarebbe stata più difficile da dimenticare!
Il Testamento di Ken Saro-Wiwa:
“Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale. Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell. Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà però certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l'ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni”.
Una poesia di Ken Saro-Wiwa
La vera prigione Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.
Alla fine la Shell se l’è cavata a buon prezzo. Un patteggiamento te lo scordi in fretta, tra una settimana saranno di nuovo tutti in coda al distributore Shell (o Esso). Un’accusa di complicità in omicidio sarebbe stata più difficile da dimenticare!
Il Testamento di Ken Saro-Wiwa:
“Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale. Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell. Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà però certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l'ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni”.
Una poesia di Ken Saro-Wiwa
La vera prigione Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.
Il Video che la Shell non vuol far vedere:
Corriere della sera
Remember saro-wiwa campaign
I crimini ambientali in Nigeria
Movement for the Survival of the Ogoni People (MOSOP)
Ken Saro-Wiwa 1941-1996
Catalogo online di libri sull’argomento
Shell Guilty
Wikipedia.it
Wikipedia.en
sabato 16 maggio 2009
Medici cubani
Qui a Beira, e in tutto il Mozambico, ci sono molti medici cubani, che vengono per tre anni in virtù di un accordo di collaborazione tra i due Paesi, a sostegno della sanità mozambicana. Sono presenti, attualmente, in 72 Paesi nel mondo, soprattutto in Africa, Asia e Sud America. Non avevo mai conosciuto direttamente dei medici di Cuba, ne conoscevo solo la fama, visto che la Scuola di Medicina di Cuba è sempre stata considerata di ottimo livello. Ne ho conosciuti una quindicina sì e no. Chiaro, come campione non è "statisticamente significativo" ma, senza paura di facili generalizzazioni, posso affermare con una certa sicurezza che
ODIO I MEDICI CUBANI!!
No, non proprio tutti, ma quasi...beh, non è proprio odio, direi che mi stanno molto sul cazzo...
Per carità, dal punto di vista strettamente medico-teorico devo ammettere che sono preparati, e soprattutto che si sanno vendere molto bene, sempre molto chiaccheroni, con una sicurezza nelle proprie capacità ed un'autostima disarmanti. Peccato però che spesso non mettono in pratica le loro "vaste" conoscenze, visto che in un annoemmezzo non li ho mai visti visitare un paziente! Cosa fanno: la mattina passano velocemente per il reparto, danno un'occhiata rapida per vedere i pazienti che camminano (quindi guariti), raccolgono tutte le cartelle, si chiudono tutti nello studio-medici con l'aria condizionata a manetta, e scrivono le cartelle e le dimissioni. Ovviamente le cose che scrivono quasi mai assomigliano alle condizioni reali del paziente, ma tanto chi gli dice qualcosa? Il primario? Il bebado che entra alle 7.30 ed esce alle 9? E poi hanno sempre un atteggiamento arrogante e machista, pure le donne. Trattano male i pazienti, cacciano in malo modo i famigliari dei pazienti, gridano contro gli infermieri e in genere contro quelli che non possono difendersi, sono stra-gentili solo con gli altri medici, almeno in apparenza, visto che non ti dicono mai in faccia quello che pensano, sempre alle spalle. Sono sensibili ad un solo argomento: la pecunia. Va bene, non è giusto giudicare questo aspetto, alla fine veniamo da due realtà completamente differenti, e, da quanto mi dicono continuamente, a Cuba facevano la fame, e qui in Mozambico prendono uno stipendio misero rispetto alla mole (teorica) di lavoro, e quindi cercano sempre di arrotondare come possono. Però i bastardi (dico bastardi perchè è stata una decisione dell'intero gruppo cubano) hanno boicottato un corso di formazione per gli studenti che avevo organizzato con una di loro: il giorno prima del corso, con già tutto il materiale fotocopiato (da me personalmente, circa 1700 fotocopie!!), con il cibo prenotato e pagato, il gruppo ha impedito alla collega di partecipare come formatrice al corso!! E perchè? Perchè la nostra associazione non aveva garantito il per diem ai medici invitati (tra cui tutti i cubani). Sì perchè qui funziona il per diem, cioè in qualsiasi corso di formazione, il medico (o l'infermiere) non PAGA per partecipare al corso (che è fatto per aiutarlo nda), ma RICEVE dei soldi per ogni giorno di partecipazione!! Oltre che dei lauti banchetti nella pausa pranzo. Incredibile!! Questa è la migliore spinta motivazionale che la cooperazione interazionale ha fino ad ora trovato per portare avanti i progetti di sviluppo in Mozambico (!!!)
Qui sotto una foto che ho fatto di nascosto al gruppetto che lavora in Medicina Interna.
Da sinistra a destra:
il tappetto c'a'panza, il capoccia del gruppo, l'arrogante filho da puta, sguardo suino, sempre a provarci con tutte, già noto per approcci non molto professionali studentesse!
la gordinha con i pelazzi sulle gambe e i gambaletti color carne anti-stupro
il gigante buono, un po' meglio degli altri, peccato che non si capisca una minchia di quello che biascica nel suo terribile portugnolo
ultima ma non meno importante, la trans uscita direttamente da un film di Almodovar!
ODIO I MEDICI CUBANI!!
No, non proprio tutti, ma quasi...beh, non è proprio odio, direi che mi stanno molto sul cazzo...
Per carità, dal punto di vista strettamente medico-teorico devo ammettere che sono preparati, e soprattutto che si sanno vendere molto bene, sempre molto chiaccheroni, con una sicurezza nelle proprie capacità ed un'autostima disarmanti. Peccato però che spesso non mettono in pratica le loro "vaste" conoscenze, visto che in un annoemmezzo non li ho mai visti visitare un paziente! Cosa fanno: la mattina passano velocemente per il reparto, danno un'occhiata rapida per vedere i pazienti che camminano (quindi guariti), raccolgono tutte le cartelle, si chiudono tutti nello studio-medici con l'aria condizionata a manetta, e scrivono le cartelle e le dimissioni. Ovviamente le cose che scrivono quasi mai assomigliano alle condizioni reali del paziente, ma tanto chi gli dice qualcosa? Il primario? Il bebado che entra alle 7.30 ed esce alle 9? E poi hanno sempre un atteggiamento arrogante e machista, pure le donne. Trattano male i pazienti, cacciano in malo modo i famigliari dei pazienti, gridano contro gli infermieri e in genere contro quelli che non possono difendersi, sono stra-gentili solo con gli altri medici, almeno in apparenza, visto che non ti dicono mai in faccia quello che pensano, sempre alle spalle. Sono sensibili ad un solo argomento: la pecunia. Va bene, non è giusto giudicare questo aspetto, alla fine veniamo da due realtà completamente differenti, e, da quanto mi dicono continuamente, a Cuba facevano la fame, e qui in Mozambico prendono uno stipendio misero rispetto alla mole (teorica) di lavoro, e quindi cercano sempre di arrotondare come possono. Però i bastardi (dico bastardi perchè è stata una decisione dell'intero gruppo cubano) hanno boicottato un corso di formazione per gli studenti che avevo organizzato con una di loro: il giorno prima del corso, con già tutto il materiale fotocopiato (da me personalmente, circa 1700 fotocopie!!), con il cibo prenotato e pagato, il gruppo ha impedito alla collega di partecipare come formatrice al corso!! E perchè? Perchè la nostra associazione non aveva garantito il per diem ai medici invitati (tra cui tutti i cubani). Sì perchè qui funziona il per diem, cioè in qualsiasi corso di formazione, il medico (o l'infermiere) non PAGA per partecipare al corso (che è fatto per aiutarlo nda), ma RICEVE dei soldi per ogni giorno di partecipazione!! Oltre che dei lauti banchetti nella pausa pranzo. Incredibile!! Questa è la migliore spinta motivazionale che la cooperazione interazionale ha fino ad ora trovato per portare avanti i progetti di sviluppo in Mozambico (!!!)
Qui sotto una foto che ho fatto di nascosto al gruppetto che lavora in Medicina Interna.
Da sinistra a destra:
il tappetto c'a'panza, il capoccia del gruppo, l'arrogante filho da puta, sguardo suino, sempre a provarci con tutte, già noto per approcci non molto professionali studentesse!
la gordinha con i pelazzi sulle gambe e i gambaletti color carne anti-stupro
il gigante buono, un po' meglio degli altri, peccato che non si capisca una minchia di quello che biascica nel suo terribile portugnolo
ultima ma non meno importante, la trans uscita direttamente da un film di Almodovar!
martedì 9 dicembre 2008
Anibalzinho
CASO CARDOSO: NUOVAMENTE EVASO L’ASSASSINO DEL GIORNALISTA
È nuovamente evaso dalla prigione di Maputo, capitale del Mozambico, Anibal dos Santos Junior, conosciuto come ‘Anibalzinho’, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio (nel novembre 2000) del giornalista investigativo mozambicano Carlos Cardoso. Lo riferisce la stampa locale, che da grande risalto alla vicenda, precisando che la fuga è avvenuta domenica mattina in circostanze ancora tutte da chiarire, ma che sembrano presupporre la complicità di alcuni agenti della struttura carceraria. A conferma di questa ipotesi, si aggiunge lo stato di fermo preventivo che il ministero degli Interni mozambicano ha predisposto per tutti gli agenti della prigione in servizio nelle ore della fuga, ma anche nel turno precedente. Anibalzinho, fuggito insieme ad altri due detenuti non collegati al caso Cardoso, era già evaso dal carcere per ben due volte negli anni scorsi e in almeno un caso era stata confermata la complicità di uomini delle forze di sicurezza. Arrestato nel 2001, Anibalzinho era fuggito una prima volta nel 2002 (venne poi fermato in Sudafrica) e una seconda nel 2004, quando fuggì in Canada dove venne nuovamente arrestato qualche mese più tardi. Al momento dell’omicidio, Cardoso stava indagando sulla più grande frode bancaria mai compiuta in Mozambico. Nelle sue indagini il giornalista aveva più volte denunciato la corruzione dilagante e i pericolosi collegamenti tra settori del governo e il traffico internazionale di stupefacenti, andando a toccare anche importanti personaggi pubblici. Nel processo per l’omicidio Cardoso, la magistratura aveva confermato il coinvolgimento di personalità istituzionali a cominciare da Nyimpine Chissano - il figlio, deceduto lo scorso anno, dell’ex-presidente mozambicano Joaquim Chissano - ritenuto dalla giustizia “uno degli autori morali” dell’omicidio che ha scosso il Paese e per il quale, fino a oggi, ha pagato solo ‘Anibalzinho’.
È nuovamente evaso dalla prigione di Maputo, capitale del Mozambico, Anibal dos Santos Junior, conosciuto come ‘Anibalzinho’, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio (nel novembre 2000) del giornalista investigativo mozambicano Carlos Cardoso. Lo riferisce la stampa locale, che da grande risalto alla vicenda, precisando che la fuga è avvenuta domenica mattina in circostanze ancora tutte da chiarire, ma che sembrano presupporre la complicità di alcuni agenti della struttura carceraria. A conferma di questa ipotesi, si aggiunge lo stato di fermo preventivo che il ministero degli Interni mozambicano ha predisposto per tutti gli agenti della prigione in servizio nelle ore della fuga, ma anche nel turno precedente. Anibalzinho, fuggito insieme ad altri due detenuti non collegati al caso Cardoso, era già evaso dal carcere per ben due volte negli anni scorsi e in almeno un caso era stata confermata la complicità di uomini delle forze di sicurezza. Arrestato nel 2001, Anibalzinho era fuggito una prima volta nel 2002 (venne poi fermato in Sudafrica) e una seconda nel 2004, quando fuggì in Canada dove venne nuovamente arrestato qualche mese più tardi. Al momento dell’omicidio, Cardoso stava indagando sulla più grande frode bancaria mai compiuta in Mozambico. Nelle sue indagini il giornalista aveva più volte denunciato la corruzione dilagante e i pericolosi collegamenti tra settori del governo e il traffico internazionale di stupefacenti, andando a toccare anche importanti personaggi pubblici. Nel processo per l’omicidio Cardoso, la magistratura aveva confermato il coinvolgimento di personalità istituzionali a cominciare da Nyimpine Chissano - il figlio, deceduto lo scorso anno, dell’ex-presidente mozambicano Joaquim Chissano - ritenuto dalla giustizia “uno degli autori morali” dell’omicidio che ha scosso il Paese e per il quale, fino a oggi, ha pagato solo ‘Anibalzinho’.
martedì 25 novembre 2008
"A menina de ouro"
Un Post omaggio alla "menina de ouro" (ragazza d'oro), Maria de Lurdes Mutola, la più grande atleta mozambicana di tutti i tempi, regina degli 800 metri, che in questi giorni ha ufficialmente concluso la carriera.
Il 21 novembre 2008, a Maputo, capitale del Mozambico, si è tenuta una cerimonia solenne con la partecipazione di Armando Guebuza, Presidente della Repubblica, e di stelle internazionali dell'atletica, tra cui le antiche avversarie della Lurdes. Alla "menina de ouro" era già stata attribuita la "Ordem Eduardo Mondlane do primeiro grau", la più alta onorificenza del Mozambico. L'Università Pedagogica ha deciso di omaggiarla con una laurea honoris causa.
I festeggiamenti sono terminati sabato 22 novembre, con un meeting internazionale chiamato Lurdes Mutola, dove l'atleta ha corso per l'ultima volta. E per molti mozambicani questa è stata l'unica occasione di vederla correre dal vivo, visto che dal suo trasferimento negli Stati Uniti d'America, non aveva più corso in patria.
Da "Diario de Moçambique, 21 de Novembro de 2008"
Per chi volesse saperne di più, vedere i record personali e le medagli vinte:
wikipedia inglese
wikipedia italiano
Sito ufficiale
International Association of Athletics Federations
Il 21 novembre 2008, a Maputo, capitale del Mozambico, si è tenuta una cerimonia solenne con la partecipazione di Armando Guebuza, Presidente della Repubblica, e di stelle internazionali dell'atletica, tra cui le antiche avversarie della Lurdes. Alla "menina de ouro" era già stata attribuita la "Ordem Eduardo Mondlane do primeiro grau", la più alta onorificenza del Mozambico. L'Università Pedagogica ha deciso di omaggiarla con una laurea honoris causa.
I festeggiamenti sono terminati sabato 22 novembre, con un meeting internazionale chiamato Lurdes Mutola, dove l'atleta ha corso per l'ultima volta. E per molti mozambicani questa è stata l'unica occasione di vederla correre dal vivo, visto che dal suo trasferimento negli Stati Uniti d'America, non aveva più corso in patria.
Da "Diario de Moçambique, 21 de Novembro de 2008"
Per chi volesse saperne di più, vedere i record personali e le medagli vinte:
wikipedia inglese
wikipedia italiano
Sito ufficiale
International Association of Athletics Federations
"It doesn't matter where you come from.
If you come from a rich or poor
area or family,
you can always achieve your goals
at school or in sports,
if you focus enough and dedicate yourself"
Maria Mutola
If you come from a rich or poor
area or family,
you can always achieve your goals
at school or in sports,
if you focus enough and dedicate yourself"
Maria Mutola
venerdì 21 novembre 2008
Metallaro!?
Questa non me l'aspettavo proprio...incontare un metallaro a Beira!?
L'altra sera ad una festa di compleanno mi si è avvicinato (anzi mi si è incollato) un ragazzo di Beira, con la maglietta nera con disegnato un teschio, e per tutta la sera mi ha fatto una capa-tanta parlandomi del gruppo afro-metallo-hardrock-grunge, di cui lui è il batterista. Purtroppo i miei continui sbadigli non lo hanno dissuaso, e quando ha saputo che sto prendendo lezioni di djembe, mi ha chiesto di entrare nel suo gruppo come percussionista!! Già mi immagino...sarei un perfetto percussionista metallaro!!
L'altra sera ad una festa di compleanno mi si è avvicinato (anzi mi si è incollato) un ragazzo di Beira, con la maglietta nera con disegnato un teschio, e per tutta la sera mi ha fatto una capa-tanta parlandomi del gruppo afro-metallo-hardrock-grunge, di cui lui è il batterista. Purtroppo i miei continui sbadigli non lo hanno dissuaso, e quando ha saputo che sto prendendo lezioni di djembe, mi ha chiesto di entrare nel suo gruppo come percussionista!! Già mi immagino...sarei un perfetto percussionista metallaro!!
sabato 13 settembre 2008
Incontri
L'altra sera abbiamo conosciuto una coppia di italiani che sta facendo un viaggio stupendo: il giro dell'Africa in jeep. Partiti dall'Italia 10 mesi fa, sono arrivati in Mozambico dopo 46.000 Km, e ancora ne mancano prima di ritornare al punto di partenza! Eravamo un gruppo di italiani e, ovviamente, siamo andati in pizzeria... mancava solo il mandolino, visto che il baffo nero già ce l'ho. Abbiamo passato la serata ad investirli di domande, e abbiamo ascoltato i racconti di viaggio, dalla preparazione al percorso, dai paesaggi stupendi ai guasti della macchina. E poi, come bambini curiosi, siamo corsi a vedere la mitica Land Rover, per tentare di carpirne i segreti. Hanno impiegato circa 9 mesi per la preparazione della macchina, con modifiche per adattarla alle esigenze di un viaggio di questo tipo. Ma mentre ci illustravano tutte le modifiche del mezzo, hanno lasciato incustodite le chiavi appese alla portiera, e chi mi conosce lo sa che in questi casi non resisto, e come un bambino pirla gliele ho fottute! Quindi saluti, arrivederci a presto...noi che ce ne andiamo via e loro che rimangono lì. Facciamo il giro dell'isolato e li vediamo ancora alle prese con la ricerca, sempre più tesi. Riconsegnamo il mazzo e ci facciamo due risate...noi! Loro un po' meno, anzi a dir la verità lui si è un filo incazzato con la compagna che aveva lasciato in giro (come sempre) le chiavi. Insomma per fare il solito coglione quasi disfo una coppia che da 10 mesi si gira l'Africa in macchina!!
Comunque, per chi volesse avere informazioni sul loro viaggio o leggere delle loro avventure, il loro sito è www.2africa4love.com, e da oggi sarà tra i links nel mio blog.
Un saluto a Claudio e Laura.
Comunque, per chi volesse avere informazioni sul loro viaggio o leggere delle loro avventure, il loro sito è www.2africa4love.com, e da oggi sarà tra i links nel mio blog.
Un saluto a Claudio e Laura.
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