“È il presidente – putativo - del mondo, capo mobilitatore di ‘al Qaida’ e santo patrono, senza vergogna, del terrorismo di stato”: questo è George W. Bush, almeno in un corposo e ironico editoriale di Tajudeen Abdulraheem intitolato “Dando il benvenuto nel continente a Bush” pubblicato dal quotidiano nigeriano ‘Daily Trust’, alla vigilia dell’arrivo del presidente americano in Africa, per un viaggio ufficiale che, dopo Benin e Tanzania, lo porta fino al 21 febbraio in Ghana, Rwanda e Liberia. La visita viene letta da una parte della stampa internazionale - soprattutto quella anglofona ma anche molti dei mezzi di informazioni di altre lingue - quasi esclusivamente in chiave “umanitaria”, sottolineando l’impegno contro la malaria (per cui Washington avrebbe concesso un prestito di quasi 700 milioni di dollari al governo tanzaniano), la sindrome da immunodeficienza acquisita (sida/aids) e, più genericamente, la povertà. In realtà, come scrive oggi il “New York Times”, nella migliore delle ipotesi la Casa Bianca “spera di utilizzare il viaggio in Africa per dare una lucidata all’immagine di Bush ‘conservatore compassionevole’, ricordando, non solo agli africani ma anche agli americani, che la sua amministrazione ha fatto anche altro oltre alla controversa guerra in Iraq”. L’inviato del quotidiano di New York sottolinea comunque che, nonostante la protesta di alcune migliaia di persone a Dar el Salaam, il presidente americano ha ricevuto al suo arrivo “un caloroso benvenuto”; l’agenzia di stampa inglese ‘Reuters’ riferisce addirittura di vere e proprie “scene di adulazione” nei confronti di un presidente definito “impopolare a casa e in gran parte del pianeta”. Un benvenuto che Abdulraheem, nel suo editoriale sul ‘Daily Trust’, ricollega soprattutto alla “generosa cultura dell’accoglienza africana” aggiungendo: “Vorrei avere il potere di fermare il presidente americano e farlo desistere dal suo viaggio. I problemi che vengono causati agli africani in occasione della visita di un presidente statunitense non sono pochi; i nostri inefficienti stati vanno in fibrillazione, così come le nostre egregie ‘first ladies’ e i loro mariti che si dannano per dimostrare la loro ospitalità…i paesi ‘scelti’ faranno di tutto per dargli un’accoglienza che non potrà dimenticare. Per loro, infatti, la visita di un presidente degli Stati Uniti è un incredibile colpo da un punto di vista politico e diplomatico e, soprattutto, dimostra ai loro ingrati cittadini quanto le loro guide siano importanti”. L’editorialista nigeriano elenca poi i morivi retrostanti la scelta delle tappe di questo viaggio: la Tanzania sarebbe, infatti, l’unico partner presentabile nel Corno d’Africa in un momento in cui il “Kenya è impegnato ad autoinfliggersi enormi ferite e l’Uganda è diventata meno di moda”; il Rwanda, storico alleato politico e militare di Washington e Londra in una zona d’influenza francofona, è “probabilmente il paese meglio governato e lo stato più efficiente del continente (ma non per questo il più democratico!)”; il Ghana “vive un prolungato cinquantesimo anniversario della sua indipendenza”; mentre in Liberia, un paese che secondo Abdulraheem “a volte sembra più uno stato mancante degli Stati Uniti che uno stato africano indipendente ”, Bush “incontrerà più neo-cons che nel suo stesso circolo”. Abdulraheem non riesce a trovare però nessuna spiegazione alla visita di Bush in Benin, un paese che, insieme a Mali, Burkina Faso a Ciad, dal 2003 è impegnato in sede internazionale - Organizzazione per il commercio mondiale (Omc/Wto)- in una battaglia contro Washington per i sussidi garantiti ai produttori nordamericani di cotone. La tappa in Benin, durata appena tre ore, la spiega però il ‘New York Times’: il breve scalo a Porto Novo (che comunque è valso a Bush il titolo di primo presidente americano in visita in questo piccolo paese dell’Africa occidentale) è servito a “fare il pieno all’Air Force One”. L’ironia dell’editorialista nigeriano non è l’unico contrappunto ai resoconti giornalistici sulla natura “umanitaria” del viaggio: l’agenzia di stampa francese ‘Afp’indica, “in filigrana” tra le voci dell’agenda di Bush, il petrolio, la ricerca di una sede per Africom - il nuovo comando militare americano per l’Africa che il continente ha già fatto capire chiaramente di non volere - e la competizione con Pechino. L’iperattività a livello commerciale, industriale e politico del gigante asiatico sta infatti scardinando in molti paesi africani vecchi meccanismi di sudditanza, ereditati dell’antico sistema coloniale o dagli assetti geo-politici della guerra fredda. È sempre l’Afp, poi, a ‘smontare’ alcune delle motivazioni “umanitarie” della visita di Bush, spiegando che l’Agoa (Africa growth and opportunity act), ovvero il sistema di privilegi commerciali garantito fino al 2015 da Washington ai paesi africani giudicati meritori e che permette l’ingresso negli Stati Uniti di alcuni prodotti commerciali senza alcun dazio, è in realtà inapplicato visto che il 90% delle importazioni americane dall’Africa è costituito dal petrolio. Un discorso simile anche per il Pepfar (President’s emergency plan for Aids Relief), il miliardario programma di aiuti contro la sindrome lanciato dallo stesso Bush cinque anni fa e ‘rinfrescato’ in questo viaggio ma che, come sottolinea l’agenzia di stampa internazionale Ips, è stato, con il passare degli anni, sempre più criticato dagli operatori del settore a causa delle priorità individuate per i finanziamenti. Tallel Bahoury, sulle colonne del principale portale economico tunisino, conclude: “Povera Africa! ieri teatro della guerra fredda tra est e ovest e oggi ancora al centro di una competizione internazionale…per le sue risorse”.
(a cura di Massimo Zaurrini)
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mercoledì 20 febbraio 2008
Alluvioni Mozambico
MOZAMBICO
DOPO LE INONDAZIONI, DECINE DI VITTIME PER MALATTIE
Insalubrità, malattie intestinali e colera hanno causato da gennaio il decesso di decine di persone tra gli sfollati già vittime delle inondazioni delle ultime settimane. Il ministero della Sanità mozambicano ha fornito oggi un bilancio di circa 50 persone decedute per epidemie di colera, che avrebbe contagiato oltre 4300 persone in otto delle 11 province del paese, inclusa la capitale Maputo . "Il colera è una delle nostre più grandi sfide e la malaria è una minaccia" ha detto un portavoce del ministero. Secondo l’organizzazione Medici senza frontiere (Msf), che opera nel paese, la città più colpita dalle conseguenze sanitarie della alluvioni è Tete, nel nord-ovest, dove si contano almeno 64 decessi e 834 casi di malattia intestinale a causa delle conseguenze delle inondazioni e della mancanza di un’adeguata bonifica. Nel paese, circa 200.000 abitanti sono stati evacuati e oltre 100.000 hanno trovato rifugio in campi profughi, mentre le autorità locali hanno in questi giorni aperto le paratoie di piena a Kariba (nord) per far scorrere il flusso verso il lago Cahora Bassa.
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DOPO LE INONDAZIONI, DECINE DI VITTIME PER MALATTIE
Insalubrità, malattie intestinali e colera hanno causato da gennaio il decesso di decine di persone tra gli sfollati già vittime delle inondazioni delle ultime settimane. Il ministero della Sanità mozambicano ha fornito oggi un bilancio di circa 50 persone decedute per epidemie di colera, che avrebbe contagiato oltre 4300 persone in otto delle 11 province del paese, inclusa la capitale Maputo . "Il colera è una delle nostre più grandi sfide e la malaria è una minaccia" ha detto un portavoce del ministero. Secondo l’organizzazione Medici senza frontiere (Msf), che opera nel paese, la città più colpita dalle conseguenze sanitarie della alluvioni è Tete, nel nord-ovest, dove si contano almeno 64 decessi e 834 casi di malattia intestinale a causa delle conseguenze delle inondazioni e della mancanza di un’adeguata bonifica. Nel paese, circa 200.000 abitanti sono stati evacuati e oltre 100.000 hanno trovato rifugio in campi profughi, mentre le autorità locali hanno in questi giorni aperto le paratoie di piena a Kariba (nord) per far scorrere il flusso verso il lago Cahora Bassa.
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venerdì 15 febbraio 2008
Carril de Peixe
Un ringraziamento a Silvia, da qualche tempo giunta a Beira!
Ingredienti per 3 persone:
3 filetti di pesce
farina qb
olio da frittura
sale
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
5 - 6 pomodori medi
peperoncino
2 noci di cocco
1 cucchiaio da the di curry
mezza radice di zenzero
2 bicchieri di risoPreparazione del latte del cocco:
Aprire il cocco, possibilmente senza spaccare le piastrelle della cucina (preferibile farlo in giardino). Si può utilizzare un “comune” machete (e chi non ce l’ha in casa?). Allontanate donne e bambini dai paraggi.
Raschiate la polpa del cocco con il tipico RALO mozambicano, stando attenti a non sguarrarvi la mano. Aggiungete alla polpa sminuzzata una tazza di acqua tiepida e lasciate riposare. Successivamente frullate la polpa per renderla omogenea. Scolate il composto così ottenuto con un colino.
Se non avete un colino e gli unici ad averlo nei paraggi sono i vostri vicini che stanno dormendo, potete girare una confezione grande di yogurt e praticarvi dei fori con una spilla; questa operazione potrebbe richiedere una quindicina di minuti (da considerare nel tempo di preparazione!!).
Preparazione pesce:
Tagliare i filetti di pesce a pezzi (senza pelle) e passarli nella farina. Passarli in padella con olio.
Preparazione sugo:
Soffriggere aglio e cipolla. Aggiungere i pomodori sminuzzati. Aggiustare di sale, curry e zenzero. Cuocere a fuoco basso. Verso la fine della cottura aggiungere una tazza di latte di cocco e il pesce precedentemente preparati.
Preparazione riso (alla brasiliana):
Soffriggere aglio e cipolla, aggiungere il riso (tipo basmati), aggiungere 1 bicchiere d’acqua per ogni bicchiere di riso, aggiungere sale. Cuocere fino a quando l’acqua non sarà completamente evaporata. Servire tiepido.
Commento:
Questa non è la tipica ricetta mozambicana per il Carril de Peixe; abbiamo provato a farla sulla base di qualche indicazione che ci hanno dato; il risultato è stato buono, ma non era il vero Carril. Vedremo i prossimi tentativi...
Carril de peixe
(Tentativo N°1)
(Tentativo N°1)
Ingredienti per 3 persone:
3 filetti di pesce
farina qb
olio da frittura
sale
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
5 - 6 pomodori medi
peperoncino
2 noci di cocco
1 cucchiaio da the di curry
mezza radice di zenzero
2 bicchieri di risoPreparazione del latte del cocco:
Aprire il cocco, possibilmente senza spaccare le piastrelle della cucina (preferibile farlo in giardino). Si può utilizzare un “comune” machete (e chi non ce l’ha in casa?). Allontanate donne e bambini dai paraggi.
Raschiate la polpa del cocco con il tipico RALO mozambicano, stando attenti a non sguarrarvi la mano. Aggiungete alla polpa sminuzzata una tazza di acqua tiepida e lasciate riposare. Successivamente frullate la polpa per renderla omogenea. Scolate il composto così ottenuto con un colino.
Se non avete un colino e gli unici ad averlo nei paraggi sono i vostri vicini che stanno dormendo, potete girare una confezione grande di yogurt e praticarvi dei fori con una spilla; questa operazione potrebbe richiedere una quindicina di minuti (da considerare nel tempo di preparazione!!). Preparazione pesce:
Tagliare i filetti di pesce a pezzi (senza pelle) e passarli nella farina. Passarli in padella con olio.
Preparazione sugo:
Soffriggere aglio e cipolla. Aggiungere i pomodori sminuzzati. Aggiustare di sale, curry e zenzero. Cuocere a fuoco basso. Verso la fine della cottura aggiungere una tazza di latte di cocco e il pesce precedentemente preparati.
Preparazione riso (alla brasiliana):
Soffriggere aglio e cipolla, aggiungere il riso (tipo basmati), aggiungere 1 bicchiere d’acqua per ogni bicchiere di riso, aggiungere sale. Cuocere fino a quando l’acqua non sarà completamente evaporata. Servire tiepido.
Commento:
Questa non è la tipica ricetta mozambicana per il Carril de Peixe; abbiamo provato a farla sulla base di qualche indicazione che ci hanno dato; il risultato è stato buono, ma non era il vero Carril. Vedremo i prossimi tentativi...
Quesito della Susy - SOLUZIONE!!
SOLUZIONE:
Trattasi del tipico RALO mozambicano, utensile per grattuggiare (RALAR in portoghese) la polpa del cocco e ricavarne il latte di cocco utilizzato per numerose ricette locali. La donna mozambicana (l'uomo giammai!!) si siede/inginocchia sul piano di appoggio e gratta il cocco (precedentemente aperto in due metà) contro il seghetto. Sul ripiano più in basso si appoggia un contenitore per raccogliere il frutto di tanto sbattimento!VINCITORE DEL CONCORSO:
Nessuno!
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a
PDX: oggetto semiportabile per karakiri dolorosissimo. sedutosi di fronte alla sega circolare, il soggetto si raschia lo sterno fino a sopraggiunta morte.
Malaria
ONUNominato un inviato speciale per sconfiggere la malaria
Per la prima volta le Nazioni Unite hanno nominato un inviato speciale per contrastare la malaria. Lo statunitense Ray Chandler è stato scelto dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon per sensibilizzare i politici e l’opinione pubblica su una malattia che in Africa uccide due bambini ogni minuto e che su 500 milioni di casi stimati all’anno nel mondo provoca la morte di un milione di persone. Fino a oggi l’Onu aveva un inviato speciale per la Sindrome da immunodeficienza acquisita (Sida/Aids) e per la tubercolosi, ma non per la malaria. Chandler, fondatore dell’associazione umanitaria “the Points of light foundation” e cofondatore, con l’ex generale Colin Powell, dell’organizzazione “America’s Promise – the alliance for youth”, ha assicurato il massimo impegno per raccogliere tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari da investire nella lotta alla malaria. In attesa di un vaccino o di cure più efficaci, ottimi risultati negli ultimi anni sono stati ottenuti con la distribuzione di zanzariere trattate. La malaria è responsabile del 2% delle morti nel mondo e del 9% in Africa.
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Mortalità infantile in Mozambico
MOZAMBICO
Diminuisce la mortalità infantile, SIDA/AIDS resta una minaccia
Il numero dei bambini al di sotto dei cinque anni uccisi da malattie e fame è diminuito notevolmente nell'ultimo decennio: secondo il rapporto 'Donatori per il Mozambico 2007' diffuso dall'Unicef, nel 1990 morivano 235 bambini su 1000 prima di conseguire il quinto anno di età; oggi ne muoiono 140. Sebbene il dato rappresenti un miglioramento significativo rispetto ai primi anni '90, si tratta comunque di morti evitabili dovute a "malattie prevenibili e curabili come la malaria, malattie respiratorie, dissenteria e malattie vaccinabili". Le più grandi minacce, prosegue il rapporto, restano il virus da immunodeficienza umana (viu/hiv) e la sindrome da immunodeficienza acquisita (sida/aids): colpiscono circa 100.000 bambini sotto i 15 anni e sono la causa del 17% delle morti dei bambini al di sotto dei cinque. "L'epidemia sembra essersi stabilizzata nella regione centrale, mentre continua a espandersi in quella meridionale e resta stabile in quella settentrionale" si legge nel rapporto. Progressi sono stati conseguiti invece verso il conseguimento del quinto Obiettivo di sviluppo del millennio: il tasso di mortalità materna è sceso a 408 su 100.000.
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Diminuisce la mortalità infantile, SIDA/AIDS resta una minaccia
Il numero dei bambini al di sotto dei cinque anni uccisi da malattie e fame è diminuito notevolmente nell'ultimo decennio: secondo il rapporto 'Donatori per il Mozambico 2007' diffuso dall'Unicef, nel 1990 morivano 235 bambini su 1000 prima di conseguire il quinto anno di età; oggi ne muoiono 140. Sebbene il dato rappresenti un miglioramento significativo rispetto ai primi anni '90, si tratta comunque di morti evitabili dovute a "malattie prevenibili e curabili come la malaria, malattie respiratorie, dissenteria e malattie vaccinabili". Le più grandi minacce, prosegue il rapporto, restano il virus da immunodeficienza umana (viu/hiv) e la sindrome da immunodeficienza acquisita (sida/aids): colpiscono circa 100.000 bambini sotto i 15 anni e sono la causa del 17% delle morti dei bambini al di sotto dei cinque. "L'epidemia sembra essersi stabilizzata nella regione centrale, mentre continua a espandersi in quella meridionale e resta stabile in quella settentrionale" si legge nel rapporto. Progressi sono stati conseguiti invece verso il conseguimento del quinto Obiettivo di sviluppo del millennio: il tasso di mortalità materna è sceso a 408 su 100.000.
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giovedì 14 febbraio 2008
Coppa d'Africa 2008 La finale!

Coppa d'Africa
Ha vinto la squadra più forte
L'Egitto ha conquistato con pieno merito la 26a edizione della Coppa d'Africa, bissando il successo di due anni fa e confermando sul campo di essere la squadra più forte nel continente africano La storia in Africa ama spesso guardarsi allo specchio. Lo sa bene l'Egitto, re della 26a Can esattamente come 2 anni prima. Stesso percorso netto (5 vittorie e 1 pareggio), stesso epilogo (in finale contro un'avversaria già sfidata e battuta nel girone). E stesso giustiziere: Mohammed Abou Terika, il faraone dell'Al Ahly, decisivo col Camerun, così come lo era stato al Cairo, segnando il rigore finale alla Costa d'Avorio. Allora, per tutti, aveva vinto solo il paese organizzatore. Che stavolta, invece, ha dimostrato all'Africa intera di essere semplicemente il più forte di tutti. Più squadra, con quel calcio di stampo europeo, un mix di tecnica e velocità sprigionate in letali contropiedi. Con un portiere vero (El Hadary) il che, nel calcio del continente nero, non è affatto un dettaglio. E stelle nascenti come Hosni (miglior giocatore della Can), 23enne centrocampista tornato a giocare in patria dopo una sfortunata esperienza in Francia allo Strasburgo. Presto farà di nuovo ritorno nel vecchio continente, dove già brilla la stella dell'istrionico Mohamed Zidan, attaccante dell'Amburgo e vicecapocannoniere della Coppa alle spalle di Eto'o. Già, Eto'o. Anche in Ghana è rimasto all'asciutto dai quarti in poi, dopo un girone devastante con 5 gol in 3 gare. Ma il suo Camerun, stavolta, ha fatto davvero il massimo. Non erano favoriti, i Leoni indomabili. Sono arrivati comunque fino in fondo. Merito del cuore dei veterani (Rigobert Song e Geremi) ma anche dell'orgoglio delle nuove leve (Alexadre Song e Kameni). Ancora una volta la storia ha imposto una squadra dimenticata dai pronostici. Non è stata infatti la Can della strafavorita Costa d'Avorio di Drogba, escluso persino dall'11 ideale, dopo la controversa assegnazione del pallone d'Oro al maliano Kanoutè. E non è stata nemmeno la Can del Ghana, delusione come tutto il calcio dell'Africa occidentale. Presentatosi con 5 potenziali vincitrici e rimasto con le briciole in mano, il terzo posto di Essien e compagni. E' stata invece la Can del Ghana a livello organizzativo. Stadi pieni, arbitri impeccabili, nessun incidente, una festa lunga 20 giorni, culminata con la suggestiva cerimonia finale. Segno che l'Africa è cresciuta, è finalmente matura. E' pronta a vivere da protagonista il 2010. Il suo anno: con la Can in Angola e il mondiale in Sud Africa.
La Redazione di Eurosport
…al di la del commento tecnico sulla partita (Egitto più forte o no, io tifavo per il Camerun, che qui chiamano Camarões: gamberetti!), quella della finale è stata una serata “interessante”. Io e il mio vicino di casa tedesco siamo andati ad assistere al match in un locale con maxischermo, il famoso, o meglio, famigerato MiraMar, ristorante/bar sul lungomare di Beira, frequentato abitualmente da mozambicani dal bicchiere facile, prostitute e pallidi espatriati in cerca di una Cooperazione Internazionale “alternativa” (fino ad ora per sentito dire senza prove concrete = illazione, lo ammetto). Arrivo davanti con la macchina, curvo per parcheggiare, e con i fari illumino una coppia che, immagino, sta cercando qualcosa sotto il sedile, e dalla energia che ci mettono penso che deve proprio essere una cosa importante!! Ok, il posto è questo, l’atmosfera è quella giusta. Attraversiamo la terrazza e mille occhi ci osservano; siamo bianchi, molto bianchi, vestiti da muzungu in vacanza, e abbiamo le tasche gonfie di Meticais (moneta locale nda); cosa vorranno da me queste signorine? Sarà il mio fascino di maschio italiano? Beh, vorrei crederlo, anche se per un attimo un brivido di orgoglio macho mi sale lungo la schiena raddrizzando a fatica la mia postura da avvoltoio ipercifotico. La sala col maxischermo è già quasi piena, e fatichiamo per trovare due sedie in fondo alla sala; puntualmente, come nelle migliori tradizioni cinematografiche, davanti a noi si piazzano due enormi donnone, interessate più ai nostri vicini che alla partita, che ci impallano lo schermo, così il mio amico riesce a vedere solo la linea di centrocampo, mentre io posso solo vedere il punteggio (0 : 0) e il tempo (1T : 5° min). E anche la telecronaca non aiuta, essendo l’audio sostituito da musica del tipo: ballata degli Scorpions molto anni ’80 stracciamutande, schitarrata di quel tamarro di Bon Jovi, batteria elettronica con un Michael Jackson prima di diventare bianco, con riccioloni laccati e chiodo. Sicuramente l’ambiente offre più spunti interessanti della partita: tre tiri nello specchio della porta in 90 minuti, e un goal scaturito da una minchiata colossale del difensore gamberetto, che, suppongo, sia stato a lungo “festeggiato” dai compagni negli spogliatoi! Durante l’intervallo tra il primo e secondo tempo mi viene la genialata: chiedo alla cameriera un pollo con patatine, che, immagino, fosse ancora vivo al momento della mia ordinazione, visto che arriva nel mio piatto esattamente 75 minuti dopo (capisco i fanatici di Slow Food, ma mi sembra esagerato!!). Durante il secondo tempo il nostro tasso alcolico, che non è minimamente paragonabile a quello degli altri avventori, ci aiuta ad essere un po’ più sciolti, e iniziamo a commentare la partita con gli altri della Torcida. Inizio con il chiarire che a me piacciono i Camarões, e l’omaccione inizia a stringermi la mano, grandi pacche sulla spalla (ora lussata) ed inizia a chiedermi quali altri piatti mozambicani mi piacciono, e se mi piace anche l’aragosta (misunderstanding I suppose!). Superato il fraintendimento culinario passiamo ad altro più adeguato: football! Ad un tratto mi viene in mente che in Italia siamo tutti allenatori e allora, spinto dal più becero orgoglio nazionalista, inizio a parlare degli ultimi mondiali e ad improvvisarmi CT parlando di moduli, attacco, difesa, catenaccio (catenação?!) con parole prese in prestito dagli amici più esperti in materia. Questa volta ne parlo con lo smilzo (uno degli altri ubriachi), che sembra apprezzare; quando capisce che sono italiano e non portoghese (?!?) comincia ad elogiare il grande cinema italiano di cui era un accanito sostenitore prima dell’arrivo nelle sale di Beira del Kong fu-trash-orientale. E inizia a parlarmi di quanto abbia amato tutti i film di… -Quei due famosi attori italiani…-, -Totò e Peppino?- dico io -No- dice lui - Franco Franchi e Ciccio Ingrassia- -Ah però!- per arrivare agli Spaghetti Western con Giuliano Gemma nei panni di Ringo (insomma all’amico piacciono i classiconi!). La partita scorre monotona, senza particolari colpi di scena, mentre i nostri amici inveiscono contro la povera cameriera che, secondo loro, è troppo lenta a portargli le birre e il pollo che hanno ordinato; mi unisco timidamente al coro di proteste ma niente da fare: i loro spennuti arrivano, il mio ancora no! Ormai in pochi stanno guardando la partita, e solo alcuni timidi applausi accolgono il goal dell’Egitto. I vani tentativi di recupero del Camerun chiudono la partita. Tristemente ci congediamo dai nostri nuovi amici, e andiamo fuori a prendere una boccata d’aria e a tentare di catturare un pollo nel cortile per accelerare i tempi della mia cena. Mentre siamo seduti nella veranda, l’atmosfera cambia rapidamente, le luci si abbassano e partono spots multicolore. Mi allontano per pochi minuti per andare in bagno, e quando torno al mio posto trovo una “signorina” che tenta l’abbordaggio del mio amico che cerca, con un portoghese ancora incerto, di farle capire di non essere interessato, anche se molto onorato della proposta! Decidiamo che per stasera siamo già soddisfatti delle nostre nuove conoscenze e ce ne torniamo a casa; sulla strada del ritorno riviviamo i momenti salienti della serata, ed eleggiamo il MiraMar “Migliore locale di Beira” , appuntamento fisso nelle serate di questo caldo verão em Mozambique.
PS: Il pollo faceva veramente cagare!!
Proteste carburante Mozambico
DOPO PROTESTE, GOVERNO TAGLIA PREZZI CARBURANTE Il governo di Maputo ha annunciato un taglio dei prezzi del carburante per i minibus privati utilizzati da gran parte della cittadinanza come mezzi di trasporto, per arginare le proteste di piazza dei giorni scorsi contro l’aumento dei costi della vita. “La decisione di ridurre i prezzi del carburante avrà effetto immediato” ha precisato il ministro dei Trasporti Antonio Muguambe, chiedendo alla popolazione di mantenere la calma. L’aumento di circa il 14% del prezzo del carburante (che ora torna a essere venduto al prezzo di circa 1 euro al litro) era stato deciso a gennaio a causa dell’alto prezzo del petrolio sui mercati internazionali. I disordini, durante i quali alcuni facinorosi hanno distrutto dei veicoli e saccheggiato negozi, sono cominciati la scorsa settimana a Maputo e sono ripresi lunedì sera a Chokwe, nella provincia di Gaza. Gli scontri scaturiti dall’intervento della polizia, che aveva cercato di disperdere la folla e riportare l’ordine nelle due città, ha causato in totale quattro morti e un centinaio di feriti.
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Foto tratta da internet (Kenya 2007)
mercoledì 13 febbraio 2008
Ancora sul calcio africano
Sognando Eto’o
La carriera di calciatore in Africa? Un mestiere rischioso
scritto per PeaceReporter da Federico Frigerio
Quale giovane africano non sogna di poter raggiungere un giorno la notorietà di Samuel Eto’o, fuoriclasse camerunense del Barcellona? E chi non sarebbe disposto a qualsiasi sacrificio pur di poter guadagnare quello che oggi intasca Didier Drogba, attaccante ivoriano del Chelsea finanziato dal paperone Abramovich? Certo non tutti gli atleti africani sono così fortunati: secondo uno studio dell’università svizzera di Neuchâtel, per un calciatore del continente nero fare carriera si rivela un affare complicato. Analizzando il periodo 2002-2006 e le carriere di 600 professionisti, Raffaele Poli, specialista svizzero delle migrazioni nel mondo del calcio, ha rilevato come solo il 13 percento di questi sia riuscito a migliorare le proprie condizioni economiche, mentre ben un terzo ha letteralmente appeso le scarpe al chiodo, ponendo fine alla propria carriera. Saldi africani. La questione diventa ancor più spinosa se si presta attenzione all’intero meccanismo che riguarda il reclutamento di calciatori provenienti dall’Africa: uno dei punti di snodo principali è il Belgio, nazione in cui i vincoli legali del mondo del calcio sono molto sottili e dove quindi risulta più facile “importare” giovani promesse. Gli agenti trovano in Africa un mercato pieno di manodopera: la garanzia di provini in prestigiosi club europei attira atleti (e le loro disperate famiglie) come mosche. Il calcio diventa spesso lo specchietto per le allodole per organizzare vere e proprie tratte: gli aspiranti calciatori possono essere trasferiti clandestinamente in altre nazioni, costretti a lavorare sotto la stretta vigilanza di sistemi mafiosi. Il desolante immobilismo di molti stati africani non può che favorire tali meccanismi di reclutamento: le famiglie dei giovani considerano la possibilità di un provino in un club europeo come una benedizione, incoraggiano i loro figli e sono disposti a indebitarsi, confidando di poter restituire il tutto una volta che il loro figlio guadagnerà quanto Eto’o. Un semplice visto da turisti è il biglietto da visita con cui questi giovani africani si presentano in Europa. Inizia la serie dei provini e il tempo per poter lasciare una traccia di sé varia dai tre ai sei mesi. Chi fa buona impressione ottiene l’agognato contratto, ma pratica diffusa è quella di far firmare ai giovani atleti due copie: una perfettamente regolare, da consegnare alla federazione calcistica, l’altra, scritta a mano, dove sono indicate le vere condizioni e il reale (e naturalmente più basso) salario. L’Ajax, prestigioso club olandese, è stato multato per 10 mila euro per aver pagato alcuni giocatori africani al di sotto del minimo salariale. Nel caso contrario, una volta terminati i sei mesi molti atleti sono abbandonati a loro stessi.
Uno su mille. I giovani fenomeni africani sono spesso accompagnati nelle ambasciate per far lievitare la loro età, aggirando con piccole bustarelle i regolamenti. Louis Clément Ngwat-Mahop, attaccante che la scorsa stagione militava nel Bayern Monaco, fermato per normali controlli, è risultato in possesso di un passaporto appartenente ad una cittadina francese. Raffaele Poli sintetizza così i passaggi intermedi che permettono agli agenti di trarre profitti sempre più elevati: “Il calciatore africano è una materia prima che deve essere esportata per poter essere rivenduta a un prezzo maggiore. Per far lievitare il prezzo li si fa prima giocare in campionati di serie minori (Romania, Albania), poi di secondo grado (Svizzera, Belgio, Paesi Bassi) per rivenderli infine ai club professionisti”. Jean-Claude Mbvoumin, ex giocatore della nazionale camerunense, ha fondato l’associazione Culture Foot Solidarie per aiutare i giovani calciatori africani che sono stati vittime di imbrogli o di soprusi. Secondo i dati raccolti dalla sua associazione si tratterebbe del 95 per cento dei casi. Gli atleti “scaricati” non possono nemmeno concepire l’idea di tornare nella propria nazione. Il meccanismo psicologico dell’insuccesso spinge chi non ce l’ha fatta a isolarsi, a vivere nell’anonimato: tornare a casa a mani vuote sarebbe, oltre che una vergogna insopportabile, pericoloso per lo stesso atleta. Mbvoumin non vorrebbe più sentire frasi di questo genere: “Se torno a casa i miei genitori mi uccideranno perché non riporterò loro ricchezza e grandi macchine”.
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martedì 12 febbraio 2008
12.02.08 News
AFRICA MERIDIONALE
Zambia e Zimbabwe allertano eserciti per rischio inondazioni
Zambia e Zimbabwe hanno allertato le proprie forze militari per far fronte alle probabili inondazioni causate dalla apertura di una chiusa della diga presente sul fiume Zambezi, che segna il confine tra i due Paesi. L'apertura è necessaria per alleggerire la pressione sulla diga, aumentata dopo che negli ultimi giorni sulla zona si sono abbattute fortissime piogge. Per garantire la massima sicurezza, i due governi hanno anche programmato l'evacuazione di 100mila persone.
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Zambia e Zimbabwe allertano eserciti per rischio inondazioni
Zambia e Zimbabwe hanno allertato le proprie forze militari per far fronte alle probabili inondazioni causate dalla apertura di una chiusa della diga presente sul fiume Zambezi, che segna il confine tra i due Paesi. L'apertura è necessaria per alleggerire la pressione sulla diga, aumentata dopo che negli ultimi giorni sulla zona si sono abbattute fortissime piogge. Per garantire la massima sicurezza, i due governi hanno anche programmato l'evacuazione di 100mila persone.
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