lunedì 29 settembre 2008

29.09.07

Due cose che mi hanno fatto sorridere oggi:
1. Mentre correvamo nella solita piazza, abbiamo visto una che correva in ciabatte infradito e vestitino lungo a fiori; come quella volta che siamo stati superati da una tutta vestita di nero che si teneva il Burka svolazzante: sembrava un ninja!
2. In biblioteca uno studente (che non conoscevo) mi ha chiesto se ero già laureato o ancora studiavo, perchè sembravo molto giovane, tipo 24 anni! Finalmente! Visto che nelle ultime due settimane già due persone mi hanno chiesto se ne ho 40 o 42!!

domenica 28 settembre 2008

Il guarda

Il guarda (in italiano guardia o guardiano) è una delle professioni più diffuse a Beira (e penso in altre città del Mozambico). Già, perchè Beira non è sicura, o almeno questo è quello che continuano a ripeterti prima del tuo arrivo, per metterti in guardia dai pericoli nascosti dietro ogni angolo; poi quando inizi a viverci, ti rendi conto che, tutto sommato, non è molto diversa da una qualsiasi città di un qualsiasi Paese, in cui devi stare attento, dove non puoi girare carico di gioielli, occhiali da sole, soldi, parlando tranquillamente al cellulare, dove ci sono zone che è meglio evitare, soprattutto in alcuni orari, e piccole precauzioni da prendere, per evitare di farsi fottere il cellulare dalla tasca davanti dei jeans mentre sei in fila per comprare il biglietto per un concerto che alla fine è stato una merda (sfogo personale!). Insomma i ladri ci sono dappertutto, con la sola "piccola" differenza che qui se un malandro viene beccato a rubare, può capitare che la folla non aspetti l'arrivo della polizia, ma decida di linciarlo o bruciarlo vivo sul posto (da gennaio ad aprile 2008 i giornali locali riportavano 7 episodi di linciaggio di ladri a Beira). Ma per fortuna noi non dobbiamo temere i ladri, la nostra casa è protetta dal guarda! La maggior parte dei guarda spunta verso le 5-5.30 del pomeriggio, quando il sole comincia a calare e la città si prepara per la sera; un rapido giro della casa per controllare che sia tutto a posto, per poi prendere posizione davanti al cancello, in piedi o, i più fortunati, con una sedia. Ce ne sono di tanti tipi, alcuni senza divisa, altri con uniforme e basco, chi disarmato, chi con un machete nascosto da qualche parte, qualcuno addirittura con il fucile. Ogni casa ha davanti una guardia, soprattutto nelle zone più residenziali, per cui quando giri la sera per le strade puoi vedere una fila interminabile di uomini appostati e attenti ad ogni minimo rumore (più o meno!!); alcuni preferiscono starsene da soli, altri si riuniscono in piccoli gruppetti per fare quattro chiacchere e passare la serata. Ma la parte più dura per il guarda deve ancora arrivare: il difficile infatti è stare svegli! Soprattutto prima che il proprietario di casa sia arrivato, con il gippone, strombazzando da un centinaio di metri per farsi aprire il cancello senza dover aspettare neanche un minuto. Quando la macchina è dentro al cortile e le luci della casa si spengono, finalmente il guarda può trovare un angolino comodo, indossare giubbotto o impermeabile, una bella copertona, e tanti saluti...
Molte volte mi è capitato di tornare a casa, aprire il cancello, entrare nel cortile con la macchina, e nonostante tutto il rumore, non riuscire a svegliare A, uno dei guarda storici della casa, addormentato come un sasso, seduto sulla sedia a dondolo dei vicini nella veranda. Forse A è quello che abbiamo "svegliato" più volte, ma con lui non abbiamo avuto nessun problema; ha solo la fissa, lui come altri, di lavare la macchina: come entri nel cortile ha già la canna dell'acqua in mano, e non serve a nulla dirgli che non è necessario; evidentemente quelli che abitavano qui prima di noi pretendevano la macchina sempre lucente. Quello con cui abbiamo avuto problemi è D, piccolo e canuto ometto, anche lui come A storico guarda della casa. Una sera siamo in casa, e sentiamo un cane che guaisce; usciamo e vediamo D che caccia in malo modo un cane dei vicini dal cortile; gli dico che non è necessario picchiare il cane, e lui si gira verso di me con uno sguardo spento, e barcollando mi tranquillizza -Tutto a posto- da due metri mi investe l'alitata carica di alcool -Sei sicuro di star bene D? Sei un po' strano, hai bevuto? (che spirito d'osservazione)- messo alle strette dal mio terzo grado ammette di aver bevuto qualcosina, ma che ora sta bene: alla faccia del "qualcosina", il piccolo ometto è sbronzo come un cinghiale!! Gli dico che così non può lavorare (te lo immagini alle prese con dei ladri?) e di andare a casa a ripigliarsi, ma lui insiste per rimanere; discutiamo per un po' e poi rientro in casa. Siamo in sala a vederci un film, quando iniziamo a sentire delle grida fuori dal cancello; esco e vedo l'uomo-che-vigila-sul-mio-sonno in mezzo alla strada, completamente ubriaco, la divisa tutta aperta, con una bottiglia di vetro (ormai quasi vuota) nella tasca, e continua a barcollare da una parte all'altra della strada, gridando contro gli altri guarda che tentano inutilmente di calmarlo; vado al cancello e, altrettanto inutilmente, tento di farlo ragionare, ma lui continua a gridare, e adesso è molto più incazzoso di prima, e mi dice che non gli interessa di perdere il lavoro, che quello non è un lavoro, che non ha bisogno dei miei soldi ecc. Gruppetti di ragazzini passano in mezzo alla strada e lo pigliano per il culo e lo imitano; ormai gli altri guarda se la ridono e si godono lo spettacolo; rientriamo in casa, ma le grida proseguono per ore, fino a quando, esausto, finalmente D crolla nella veranda e si addormenta come un bambino; non voglio immaginare il mal di testa al risveglio!! Dopo l'espisodio D è stato trasferito a sorvegliare un'altra casa, in cui altri guarda fidati possono controllarlo.
Al suo posto è arrivato J, che da subito si è dimostrato super-efficiente. Addirittura una domenica, nel suo giorno di riposo, mi ha accompagnato nel campo di un suo parente agricoltore, e abbiamo fatto un carico di terra "buona" per il piccolo orto che ho fatto in giardino. E spesso ci troviamo davanti all'orticello, braccia incrociate dietro la schiena, a commentare lo stato di salute dei pomodori. L'unico appunto che si può fare a J è che è un po' apprensivo; a luglio durante le settimane di viaggio nel Nord del Mozambico, ogni 3-4 giorni mi faceva uno squillo, o mi mandava un sms per chiedermi come stavamo, se era tutto a posto, dove eravamo: ho il sospetto che sia stato contrattato direttamente da mia madre!!

Premi premi premi!!

Nuovo concorso!!
Dopo l'enorme successo degli altri giochi a premi proposti dal blog, ritorna il quizzone!! (e qui non accetto rime o battutacce)
Rispondete alla domanda qui sotto, il primo che indovinerà si porterà a casa, come sempre, ricchi premi!

Questa è una foto che abbiamo scattato oggi dalla macchina. Osservate attentamente il furgoncino davanti a noi...cosa sta succedendo all'interno?



Risposta A: è un mezzo di trasporto un po' sovraffollato (banale)
Risposta B: il vetrinista di un negozio di moda sta trasportando dei manichini
Risposta C: è scattata una rissa durante una partita di Backgammon
Risposta D: è un trasporto illecito di arti umani
Risposta E: è una partita "estrema" di Twister

giovedì 25 settembre 2008

Obiettivi del Millennio

ONU: verso gli Obiettivi del Millennio
di Andrea Luzzana

Consenso dei presenti all’incontro Onu di alto livello dedicato allo sviluppo dell’Africa tenutosi a New York. Gli Obiettivi del Millennio sono ancora lontani. Ma non irraggiungibili.

Rispettare gli obiettivi del Millennio (Millennium development goals) «rappresenta la più grande sfida che il mondo oggi è chiamato a fronteggiare». Per questo motivo è necessario intensificare la collaborazione globale, più con azioni concrete che con parole. E per farlo basterebbe investire poco più di un quarto di quello che i paesi del nord del mondo destinano per i sussidi ai propri agricoltori. Questo è il quadro che emerge dall’ incontro di alto livello delle Nazioni Unite dedicato allo sviluppo dell’Africa (High-level Meeting of General Assembly), tenutosi il 22 settembre al Palazzo di Vetro di New York. Nella dichiarazione sottoscritta dai partecipanti (una quarantina di capi di Stato e di governo, rappresentanti della società civile e di organizzazioni internazionali) emerge come il raggiungimento degli obiettivi resti per il momento «sfuggevole». Ban Ki Moon, segretario generale dell’Onu, nel suo intervento ha però dichiarato che per raggiungere nei tempi previsti questo obiettivo sfuggevole basterebbe un finanziamento di 72 miliardi di dollari l’anno. E la cifra, se paragonata ai 267 miliardi di dollari che ogni anno i paesi del nord del mondo garantiscono in sussidi ai propri agricoltori, o al piano di 700 miliardi di dollari annunciato dal governo di Washington per salvare il fallimento di istituti finanziari privati americani, non appare così proibitiva. Rapportata ai 1200 miliardi annui in spese militari a livello planetario (515 solo quelli degli Usa) rischia quasi di risultare irrisoria. «Non potrà esserci pace e prosperità nel pianeta senza lo sviluppo e il progresso africano» ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese, Yang Jiechi, mentre il vice-presidente cubano José Ramon Machado Ventura ha evidenziato la necessità di «un nuovo sistema di relazioni Nord-Sud, che ponga fine all’ingiusto e insostenibile ordine economico, commerciale e finanziario attualmente vigente nel mondo, che emargina e sacrifica l’80% della popolazione del pianeta in funzione delle dissipazioni e delle stravaganze di un’esigua minoranza» «L'Africa si trova a fronteggiare sfide ancora enormi», ha detto il presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu, padre Miguel D'Escoto Brockmann. «Nazioni coraggiose come quelle africane, e sappiamo quanto possano esserlo, non possono andare avanti da sole». Gli aiuti non devono però tramutarsi in assistenzialismo: i paesi africani non devono essere «semplici ricettori di idee e di aiuti dall’esterno, ma veri e propri agenti del loro stesso sviluppo», ha affermato nel suo intervento monsignor Celestino Migliore, capo della delegazione della Santa Sede all’Onu. «Lo sviluppo dell’Africa», ha proseguito il monsignore, «è una grande opportunità per il mondo intero sia per le sue risorse umane, sia per le sue diversità culturali e climatiche che la rendono unica». Consenso unanime tra i delegati su queste posizioni. Ora alle parole devono seguire i fatti, o la strada sarà sempre più in salita.
www.nigrizia.it

25 settembre

25 settembre 1964
La Lotta Armata di Liberazione Nazionale fu dichiarata ufficialmente il 25 settembre 1964 e nella sua prima azione armata il FRELIMO attaccò una base portoghese a Chai nella provincia di Cabo Delgado. Questa giornata è commemorata ogni anno como Dia das Forças Armadas de Moçambique.



Helena Motta: Moçambique, por Eduardo Mondlane,
Instituto Nacional do Livro e do Disco, Maputo, 1983

mercoledì 24 settembre 2008

Djembe



...ho le mani rosse e un po' gonfie, e i muscoli (pochi) delle braccia che mi fanno male, ma sono contento, perchè finalmente oggi, dopo quasi due mesi, ho ripreso le lezioni di djembe!!
Sì, mi ero dimenticato di scriverlo sul Blog, ma da maggio sto prendendo lezioni da un amico, Joao, percussionista di un gruppo di Beira, i Nyacha, di cui linko il sito; consiglio di farci una visitina, ci sono dei bei filmati, e sul loro sito Myspace tra poco ci saranno anche dei file audio da ascoltare.
Qui sotto una foto mentre suoniamo insieme (beh diciamo, mentre lui suona e io tento di stargli dietro!!) alla grigliata di domenica scorsa.

lunedì 22 settembre 2008

Odio il lunedì!!

Insomma qual'è il problema?
Odio il lunedì!
Tipo Vasco Rossi...che fa, emula?
No, è che odio proprio quel giorno lì
E gli altri?
Beh, mi stanno parecchio sui coglioni pure loro
Ma è proprio così difficile alzarsi dal letto per andare al lavoro?
Mi strapperei la milza a morsi pur di non alzarmi dal letto!!
Non racconti storie! E sentiamo, perchè allora non lo fa? Perchè non se la strappa davvero?
Perchè mi dicono di non farlo
Chi le dice di non farlo
Le voci
Sente delle voci?
A volte
E cosa le dicono?
Di ucciderli tutti...
Tutti chi?
Gli studenti
...di medicina?
Sì loro...
E allora cosa pensa di fare...
Penso che lo farò
Mi scusi, ma non diceva che le piaceva lavorare con gli studenti?
Non li sopporto più, li odio tutti, o li boccio o li ammazzo, vedrò...
Ma non aveva scritto sul suo Blog che era un lavoro molto stimolante?
Tutte cagate...
...le cose cha ha detto?
...no quelle che ho fatto, nel senso che è quello che mi stimolano!!
Ha mai provato a scrivere quello che sente, una sorta di diario?
Sì ho provato
E mi farebbe leggere quello cha ha scritto?
Certo tenga...


FINE??

sabato 20 settembre 2008

Chiuda un occhio!

Poco tempo fa, al ritorno dalle ferie estive, ci sono stati gli esami per gli studenti che non erano passati nella sessione precedente, al termine della rotazione nei diversi reparti.
Il primo giorno di esami sono passati tutti tranne uno studente del sesto anno che chiamerò, per motivi di privacy, Studente-he-non-ha-passato-l'esame. Beh, insomma, entrano uno ad uno, e comunichiamo singolarmente il risultato e il voto. Entra Studente-che-non-ha-passato-l'esame, e gli comunichiamo l'esito negativo, cosa che non lo rende felice. Quindi comincia, con voce quasi rotta dal pianto, a chiederci di chiudere un occhio e lasciarlo passare; ed inizia a parlarci delle disgrazie della sua famiglia, delle difficoltà economiche che ha, della malattia di sua madre; a questo punto il primario ha già l'occhio lucido, e sembra quasi cedere, per cui Studente-che-non-ha-passato-l'esame si concentra su di me, e passa ad argomentazioni diverse, chiedendomi di aprire il mio cuore, e di capire che mi trovo in Africa, dove la gente è povera e ha tanti problemi. Devo dire che è stata una situazione un po' spiacevole; innanzitutto non mi piace per niente il ruolo dell'esaminatore, mi trovo sempre un po' in imbarazzo, soprattutto quando l'esame è andato male; poi in questo caso le preghiere dello studente mi hanno fatto pensare; è vero, qui molti studenti hanno situazioni famigliari veramente difficili, e fanno fatica a vivere a Beira (città non molto economica) con la sola borsa di studio; però cosa dovremmo fare? Non fare più esami? Quello che mi ha sorpreso è stato il cercare la mia comprensione riguardo la situazione africana, come se, visto che l'Africa è stata per anni, ed è tuttora, sfruttata dal resto del mondo, allora dobbiamo perdere qualsiasi oggettività e dobbiamo chiudere un occhio perchè sono "poveri e con tanti problemi"? Io penso che un atteggiamento paternalistico di questo tipo sia assolutamente deleterio, soprattutto perchè parliamo di studenti di medicina, che una volta laureati, preparati o meno, saranno mandati a lavorare nei distretti inculati, magari da soli, con un bacino d'utenza di 50.000 persone (ci sono zone nel Nord del Paese in cui c'è un rapporto medico/popolazione di 1/100.000!). Alla fine, nonostante il primario proponesse di lasciarlo passare, abbiamo deciso di fargli ripetere la rotazione di Medicina Interna. Mo' di sicuro mi taglierà le gomme della macchina...

mercoledì 17 settembre 2008

Praia Nova

Il sabato ormai è rituale il giro al mercato per comprare frutta e verdura per la settimana; ci sono vari mercati a Beira; di solito noi andiamo al Mercado Central o al Mercado do Maquinino:
il centralissimo Mercado Central, tranquillo, pulito, ma con i prezzi un po' più alti per via dei clienti molto spesso stranieri; il Mercado do Maquinino, grande, un po' più caotico, decisamente meno pulito, ma sicuramente più interessante da visitare; lo scorso sabato pomeriggio siamo andati a fare un giro al Mercado Praia Nova, che, come dice il nome, porta direttamente sulla spiaggia. Ecco alcune foto...








APE/EPA

APE/EPA, ovvero 'colonialismo del libero scambio'
“Rappresentanti della società civile di più di 70 paesi in via di sviluppo stanno cominciando a opporsi all’Unione Europea per denunciare la proposta degli Accordi di partenariato economico (Ape/Epa) come una nuova forma di ‘colonialismo del libero scambio’” secondo un editoriale pubblicato da ‘Fiji Times’, il principale quotidiano delle Isole Fiji, con il titolo ‘La battaglia tra Davide e Golia’: “Gli accordi, che avrebbero dovuto vedere un Golia (l’UE) sviluppare in modo positivo e costruttivo relazioni commerciali con Davide (i paesi ACP – Africa, Caraibi e Pacifico), sono stati duramente criticati da decine di organizzazioni non governative (ong), esponenti religiosi, sindacalisti e dai più importanti accademici delle tre regioni”. Nell’editoriale Maureen Penjueli, coordinatrice della Rete delle organizzazioni del Pacifico che si occupano di globalizzazione (Pang), ricorda che questa settimana sono in corso a Bruxelles i negoziati tra l’UE e delegati dei paesi del Pacifico per concludere la stesura degli Ape/Epa: “Un rapporto ufficiale commissionato dalla Francia è una accusa devastante delle ‘tattiche – dalla pressione politica al paternalismo, fino a vere e proprie minacce – usate dalla Commissione europea per imporre il suo punto di vista e i suoi interessi’ nei negoziati. Christiane Taubira, la deputata francese autrice della relazione su richiesta del governo del suo paese, ha raccomandato di modificare il mandato conferito alla Commissione Europea per negoziare gli Ape/Epa con i paesi ACP, sostenendo che l’Europa sta spingendo questi paesi ad aprire i loro mercati addirittura più di quanto richiesto dall’Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto)”. Secondo l’autrice sono però sempre più i paesi Acp che rifiutano di firmare accordi “iniqui e diseguali” e scrive: “La forza per affrontare il possente Golia è il nostro numero: i funzionari del commercio e i ministri provenienti da tutto il Pacifico devono rafforzare la solidarietà regionale e, insieme con i governi di tutta l’Africa e dei Caraibi, stracciare tutti gli Ape e ricominciare da capo”.
www.misna.org

I mercati crollano? Investite in armi!

I mercati crollano? Date retta a PeaceReporter, investite in armi
I mercati crollano, le borse si chiudono con perdite miliardarie. Un record negativo senza precedenti, quello seguito al fallimento di Lehman Brothers. 25 miliardi di dollari buttati dalla finestra (per essere gentili) nella sola Europa. Un conto che come sempre pagheranno sulla propria pelle le persone normali e non certo i grandi capitani di industria e finanza.
La reazione a catena è già partita. Chiudono imprese costruttrici, in crisi il mercato dei consumatori. Nei prossimi mesi sarà davvero dura. Aprire oggi la home page del Sole24ore non fa per niente un bell'effetto. Ma c'è invece, guarda caso, un mercato che non risente minimamente degli scossoni che in questi giorni fan tremare le borse di tutto il mondo.
E' quello delle armi. In quest'anno fiscale, dice il dipartimento della difesa statunitense, il giro d'affari è stato di 32 mila miliardi di dollari contro i 12 mila del 2005. “Perché stiamo costruendo un mondo più sicuro”, sostengono negli Usa. Invece se si guarda indietro nel tempo, si scopre che questa è una tradizione. Già nel 1961, quando John F. Kennedy divenne presidente, gli Stati Uniti erano in una pesantissima crisi economica. Molti storici e molti analisti spiegano la rinascita dell'economia statunitense con il rilancio della spesa pubblica attuato dal presidente Kennedy per lo stato sociale, il Wellfare. Pochi invece sono quelli che fanno notare che l'82 percento di quell'aumento di spesa pubblica fu destinato all'industria militare. Che con la guerra in Vietnam, preparata da Kennedy, ebbe una ulteriore crescita. Lo stesso Eisenhower, predecessore di Kennedy, repubblicano parecchio conservatore, nel suo ultimo discorso da presidente disse: “Questa congiunzione tra una immenso corpo di istituzioni militari ed una enorme industria di armamenti è nuovo nell'esperienza americana. L'influenza è totale nell'economia, nella politica, anche nella spiritualità; viene sentita in ogni città, in ogni organismo statale, in ogni ufficio del governo federale. Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l'acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l'ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro”. Non è una grande novità, dunque che alle situazioni di crisi si risponda con un rilancio della guerra. A questo abbiamo assistito negli ultimi dieci anni. E non ci stupisce che, oggi, quando l'orso è in agonia, la Lokheed sia una delle poche società a mantenere l'attivo.

Maso Notarianni
www.peacereporter.net

Crisi alimentare

FAO, oltre 900 milioni di malnutriti
“Il numero delle persone sottoalimentate prima dell’impennata dei prezzi del 2007-2008 ammontava a 850 milioni. Solamente nel 2007 tale numero è aumentato di 75 milioni raggiungendo quota 925”: i dati su un peggioramento della sicurezza alimentare nel mondo sono stati resi noti dal direttore generale della Fao (Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura) Jaques Diouf in un’audizione davanti alle Commissioni congiunte Affari Esteri e Agricoltura del parlamento italiano, che lo avevano invitato ad esporre una valutazione della situazione mondiale. “L’indice della Fao – ha detto Diouf – ha registrato tra il 2005 e il 2006 un aumento del 12%, del 24% nel 2007 e di circa il 50% fino a luglio 2008”, ed ha aggiunto che “nonostante previsioni migliori per la produzione cerealicola mondiale, i prezzi resteranno ancora sostenuti per diversi anni e nei paesi poveri la crisi alimentare continuerà”. Incrementare la produzione agricola è, secondo il direttore della Fao, la via per uscire dalla crisi dei prezzi. “Siamo di fronte a una sfida di grandi proporzioni - ha detto Diouf – dobbiamo mobilitare 30 miliardi di dollari l’anno per raddoppiare la produzione alimentare mondiale al fine di nutrire i 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050”. Si tratta di una cifra modesta, ha sottolineato, se confrontata con i sussidi all’agricoltura dati dai governi dei paesi dell’Osce ai propri settori agricoli, che nel 2006 hanno ammontato a 376 miliardi, e ancora di più se messa in rapporto con le spese per gli armamenti che nello stesso anno hanno raggiunto i 1204 miliardi di dollari. Ha poi aggiunto che l’Italia, presidente di turno del G8 al vertice 2009, “ha una responsabilità storica” per sollecitare in quel contesto la comunità internazionale a unirsi per affrontare la crisi alimentare mondiale. Nel suo intervento Diouf ha valutato positivamente l’esito della Conferenza ad alto livello sulla sicurezza alimentare organizzata dalla Fao a giugno, incontro che invece è stato aspramente criticato da buona parte della società civile internazionale.
www.misna.org

sabato 13 settembre 2008

I vicini

...non sempre si può avere fortuna con il vicinato...
A noi era andata bene per due volte: il primo vicino è stato Giorgio, il mio ex-capo progetto, persona sempre molto disponibile e interessante, piena di aneddoti e barzellette, su qualsiasi argomento. Poi Giorgio è tornato in Italia, e nella casa a lato della nostra è arrivata una coppia di tedeschi con cui abbiamo fatto amicizia da subito; già dopo pochi giorni dal loro arrivo a Beira, ci siamo ritrovati nella loro veranda per il cenone della vigilia di Natale, e da allora abbiamo passato un bel po' di tempo insieme, soprattutto divertenti chiaccherate in veranda la sera davanti ad una birretta. Poi anche loro hanno deciso di andarsene, non dal Mozambico, nè da Beira: hanno deciso di trasferirsi in un'altra casa, anche se ci hanno giurato che non è stato a causa dei vicini.
Quindi da maggio sono arrivati i nostri nuovi vicini, una coppia originaria dello Zimbabwe, con un figlio di un paio d'anni. Beh, devo ammettere che i rapporti di vicinato non sono più come quelli precedenti, anzi, non ci sono proprio. Da quando sono arrivati, avremo parlato sì e no 5-6 volte, e sempre per pochi minuti su questioni di gestione della casa (paghiamo in comune l'acqua e quindi dobbiamo dividere la bolletta); lui lavora tutto il giorno fino a tardi, quindi neanche ci incrociamo, lei è sempre chiusa in casa con il figlio, non esce mai neanche sulla veranda, e dal mattino fino alla sera (anche nel fine settimana) c'è sempre la televisione accesa. Per parecchie settimane non avevamo nemmeno visto il figlio, lo sentivamo solo piangere in casa: immagino che stesse impazzendo per la reclusione forzata! Devo dire che anche se ci fossero state più occasioni di socializzazione, avremmo avuto comunque problemi di barriere linguistiche, visto che parlano un inglese con accento fortemente zimbabuano, veramente difficile da capire; però mi piacerebbe parlare un po' con loro, soprattutto per sentire notizie e opinioni sui problemi in Zimbabwe da persone che ci hanno vissuto e che forse lo hanno dovuto lasciare.

Incontri

L'altra sera abbiamo conosciuto una coppia di italiani che sta facendo un viaggio stupendo: il giro dell'Africa in jeep. Partiti dall'Italia 10 mesi fa, sono arrivati in Mozambico dopo 46.000 Km, e ancora ne mancano prima di ritornare al punto di partenza! Eravamo un gruppo di italiani e, ovviamente, siamo andati in pizzeria... mancava solo il mandolino, visto che il baffo nero già ce l'ho. Abbiamo passato la serata ad investirli di domande, e abbiamo ascoltato i racconti di viaggio, dalla preparazione al percorso, dai paesaggi stupendi ai guasti della macchina. E poi, come bambini curiosi, siamo corsi a vedere la mitica Land Rover, per tentare di carpirne i segreti. Hanno impiegato circa 9 mesi per la preparazione della macchina, con modifiche per adattarla alle esigenze di un viaggio di questo tipo. Ma mentre ci illustravano tutte le modifiche del mezzo, hanno lasciato incustodite le chiavi appese alla portiera, e chi mi conosce lo sa che in questi casi non resisto, e come un bambino pirla gliele ho fottute! Quindi saluti, arrivederci a presto...noi che ce ne andiamo via e loro che rimangono lì. Facciamo il giro dell'isolato e li vediamo ancora alle prese con la ricerca, sempre più tesi. Riconsegnamo il mazzo e ci facciamo due risate...noi! Loro un po' meno, anzi a dir la verità lui si è un filo incazzato con la compagna che aveva lasciato in giro (come sempre) le chiavi. Insomma per fare il solito coglione quasi disfo una coppia che da 10 mesi si gira l'Africa in macchina!!
Comunque, per chi volesse avere informazioni sul loro viaggio o leggere delle loro avventure, il loro sito è www.2africa4love.com, e da oggi sarà tra i links nel mio blog.
Un saluto a Claudio e Laura.

venerdì 5 settembre 2008

Rifiuti elettronici

Il paese africano usato come discarica dei rifiuti elettronici nocivi
E-waste, denuncia di Greenpeace. La nuova pattumiera è il Ghana

L'organizzazione ha ricostruito la rotta delle nuove navi dei veleni Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno. Contengono elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana
di Antonio Cianciullo

E' il remake di un film degli anni Ottanta, un brutto film. Gli slum africani utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, i primi vani tentativi di bloccare il traffico, la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent'anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo. Nella versione tecnologicamente avanzata dell'e-waste, il rifiuto elettronico che fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell'abbandono sembravano indispensabili e che all'improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d'uso da memorie più potenti, software più avanzati.

La denuncia viene da Greenpeace che, con un'azione di "spionaggio industriale" è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l'Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all'anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l'ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

Dunque roba da maneggiare con attenzione. Ma le foto che potete vedere mostrano cosa succede veramente. Oggetti pericolosi trattati senza nessuna precauzione anche da bambini, materiale tossico bruciato vicino alle case, pozze di liquame contaminato in cui tutti sguazzano. E' questa la fine che fa una buona parte dell'e-waste occidentale: si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti tecnologici prodotti nell'Unione Europea e di oltre l'80 per cento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono sulle navi dei veleni per arrivare nei luoghi in cui i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano quando vengono trattati in modo non adeguato.

In Ghana l'indagine di Greenpeace ha messo in evidenza una rete di cimiteri clandestini. Le navi ufficialmente cariche di "beni elettronici di seconda mano" arrivano nel più grande porto del paese, a Tema, e da lì prendono la strada del centro di smaltimento di Agbogbloshie, ad Accra, la capitale. Oppure si sperdono nel marasma dei piccoli cimiteri sparsi un po' ovunque. Greenpeace ha fornito i dati relativi a quello di Korforidua, ma è un esempio tra tanti.

Un disastro ambientale, sociale, umano che rappresenta l'altra faccia del disastro politico che ci coinvolge direttamente. Vent'anni fa l'Occidente chiuse gli occhi sulle rotte dei veleni finché il contenzioso internazionale divenne troppo aspro per ignorarlo. Ora la capacità di risposta dei paesi che subiscono l'arrivo clandestino dei rifiuti elettronici (dall'Africa alle piazze asiatiche) è più alta ed è prevedibile che la tensione tornerà a salire molto presto.
5 agosto 2008 - www.repubblica.it

Per vedere la galleria fotografica di Repubblica.it Le discariche dei veleni elettronici.

Per avere ulteriori informazioni sulla situazione attuale, sulla campagna di Greenpeace, sulle vie dello smaltimento illegale.

Italia e aiuti internazionali

L’Italia non mantiene le promesse sugli aiuti internazionali
Finanziaria: allarme della cooperazione
I tagli previsti nella finanziaria 2009 riducono il contributo dell'Italia per la lotta alla povertà ad un valore puramente simbolico. Un quadro drammatico, al quale si somma la mancanza di una legge di riforma della cooperazione.

Il comunicato stampa delle ong che aderiscono a Link 2007
Se le previsioni del Ministero dell’Economia saranno confermate, la prossima Legge Finanziaria effettuerà un taglio agli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo e la lotta alla povertà che non ha pari negli ultimi trent’anni. L’Italia si presenterà infatti sulla scena internazionale nel 2009 con uno stanziamento simbolico pari all’incirca allo 0,10% del PIL. E ciò in barba ai solenni e ripetuti impegni assunti a livello europeo e internazionale dai successivi Presidenti del Consiglio in carica, con il consenso delle forze politiche, di accrescere le risorse a tale scopo, fino ad arrivare allo 0,51 del PIL entro il 2010 e allo 0,7 entro il 2015.
Lo strabismo politico dell’Italia viene così formalizzato e lanciato come messaggio al mondo proprio nell’anno del G8, a presidenza italiana, in cui i temi della povertà e dello sviluppo saranno in primo piano. Da un lato proposte e proclami quali gli impegni e gli annunci ai summit mondiali (”1% del PIL”, “lotta all’AIDS, malaria e tubercolosi”, “raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio”, sviluppo dell’agricoltura” ecc.), gli impegni bilaterali e multilaterali assunti negli anni, le richieste politiche di maggiori aiuti e cooperazione per frenare l’immigrazione… fino alla “sicurezza alimentare” nel programma Expo 2015. Dall’altro lato una costante diminuzione delle risorse, inadempienze continue e ritardi sfibranti… fino al massimo disinteresse politico mai raggiunto finora e alla sottovalutazione dell’interesse vitale per l’Italia di rimanere protagonista su questi temi.
L’Italia dovrà ora decidere se intende continuare a sedere tra i paesi che contano e quindi si impegnano ad affrontare seriamente i problemi che pesano drammaticamente su circa due miliardi di persone oppure se non debba rinunciarvi, esprimendo il declino della propria rilevanza sulla scena internazionale.
Le ong di Link 2007 sono convinte che l’Italia, nonostante le difficoltà di bilancio, possa e debba cambiare rotta: l’etica della responsabilità, ma soprattutto la ragione e la visione dell’interesse nazionale in un sistema mutevole di relazioni internazionali, sono gli elementi che devono forzare il cambiamento.
Ad avviso di Link 2007, l’Italia non ha infatti che una sola scelta in politica estera: concepire le proprie relazioni internazionali come cooperazione fra paesi. Non può infatti praticare alcuna politica di potenza né sarebbe dignitoso accodarsi a politiche di potenza, d’altronde sempre molto miopi, di altri paesi. L’Italia ha un altro importante ruolo da giocare, quello del dialogo e della cooperazione: a livello politico, economico, culturale, ambientale, scientifico, dei diritti, della sicurezza, della lotta alla povertà e dello sviluppo. È il modo piu appropriato per la promozione degli interessi nazionali e al tempo stesso per una globalizzazione basata su rapporti di giustizia, equità, pace e sicurezza.
Le ong di Link 2007 si appellano al Presidente del Consiglio on. Berlusconi e alle Forze politiche della maggioranza e dell’opposizione perché gli stanziamenti per la cooperazione e la lotta alla povertà siano adeguati agli impegni solennemente assunti a livello internazionale, dando un segnale positivo rispetto agli anni precedenti. In particolare nel 2009, anno del G8 italiano.
Aderiscono a Link 2007 le ong:
Avsi, Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Medici con l’Africa Cuamm, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Movimondo
da www.nigrizia.it

Antiretrovirali in Mozambico!

Cooperazione Sus-Sud: con Brasile, Maputo produrrà antiretrovirali
Con la firma a Brasilia di quattro accordi di cooperazione il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, e il suo omologo mozambicano, Oldemiro Baloi, hanno stretto un’intesa che permetterà al Mozambico di avviare lo studio e la produzione di medicinali Antiretrovirali - Arv, utili nel trattamento dei malati di Sindrome da immunodeficienza acquisita (Sida/Aids) – nel proprio paese. Secondo gli accordi, il Brasile aprirà, per la prima volta, una succursale estera della Fondazione dell’Istituto Oswaldo Cruz (Fiocruz) – considerato uno dei più avanzati istituti nel settore - a Maputo. Il centro studi e gli stabilimenti mozambicani , precisa il governo brasiliano, saranno destinati a lavorare (la produzione non si limiterà agli Arv, ma anche a una serie di farmaci generici) e fornire esperti non solo al Mozambico ma a tutti i paesi africani. L’intesa tra i due paesi era allo studio da anni ed è stata preceduta da una serie di protocolli preliminari. Gli altri accordi di cooperazione riguardano l’adeguamento di normative tecniche e di controllo qualità, oltre che un’intesa sui regolamento per la circolazione delle medicine.
www.misna.org

Conferenza di ACCRA - 2

Conferenza di ACCRA: un piano per migliorare gli aiuti allo sviluppo
Responsabilità dei paesi destinari degli aiuti, valorizzazione delle risorse interne, moltiplicazione dei soggetti coinvolti, trasparenza e infine 'condizionabilità' degli aiuti: sono i principali argomenti, cui si aggiunge un'attenzione speciale alla cooperazione Sud-Sud, intorno ai quali si sviluppa la "Accra agenda for action", il programma di azione e documento finale del 'Forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti allo sviluppo', svoltosi nella capitale del Ghana, con la partecipazione di rappresentanti politici, funzionari di organizzazioni internazionali e membri della società civile provenienti da oltre 100 paesi. Si tratta dei grandi argomenti su cui si dibatte dal 2003 (con periodici incontri internazionali) quando è iniziato un processo di analisi per armonizzare e migliorare i programmi di aiuti e soprattutto rendere più efficace e razionale la loro applicazione. Argomento divenuto più urgente anche con gli impegni presi con gli 'Obiettivi del millennio', la sui scadenza è solo tra sette anni anni. Ed è proprio la necessità di una razionalizzazione orientata alla valorizzazione delle risorse e dei diritti di autodeterminazione dei paesi in via di sviluppo destinatari degli aiuti che emerge dal documento di Accra, in cui si riconosce che, benchè pochi, alcuni passi avanti sono stati fatti dalla Conferenza di Parigi del 2005, che diede il primo impulso alla soluzione dei problemi e di cui l'incontro di questi giorni è una tappa di valutazione. In cima alle priorità individuate si trova l'esigenza che queste nazioni si mettano alla guida dei programmi di aiuti, stabilendo essi le priorità: un concetto definito 'ownership', responsabilità. "I governi dei paesi in via di sviluppo – si legge come primo punto dopo l'introduzione del documento – prenderranno un più forte controllo delle proprie politiche di sviluppo, che definiranno insieme ai loro parlamenti e alla società civile. I donors li sosterranno rispettando le priorità definite dai paesi, investendo nelle risorse umane e istituzionali di questi, facendo un maggior uso dei mezzi e servizi del paese per realizzare i programmi di aiuti". Ai donors si chiede di aiutare i paesi a fare crescere questa capacità di controllo e gestione trasferendo conoscenze e competenze, invece che ricorrere a personale e strutture internazionali. Per questo la dichiarazione da grande importanza all'uso delle risorse locali (nei paesi ricettori di aiuti) sia in termini di fornitori di materiali che di servizi, oltre che infrastrutture e mezzi, cioè quell'insieme sinteticamente definito 'sistema del paese', sottolieando che finora i donors "non hanno fatto grande uso di esso" nonostante sia noto che "usare il sistema di un paese promuove il suo sviluppo". Pertanto i firmatari del documento convengono che "i donors accettano di usare il sistema del paese come prima opzione nei programmi di aiuto" e se dovessero ricorrere a risorse esterne "spiegheranno con trasparenza i motivi razionali di questa scelta, sottoponendo tale opzione a valutazioni periodiche". Nell' "Accra agenda for action" si chiede così di ridurre sempre più e velocemente il cosiddetto 'tied aid', il meccanismo che lega la spesa di parte degli aiuti nei paesi donatori, nella forma di consulenti, tecnici e fornitori di servizi, e che negli ultimi anni è stato ridotto solo da alcuni ‘donors’. Il documento della conferenza passa poi a valutare il problema del moltiplicarsi dei soggetti nel mondo degli aiuti internazionali, definita anche "frammentazione", che si tratti di grandi agenzie dell'Onu, 'Global funds', nuovi paesi emergenti o l'universo delle organizzazioni non governative andato espandendosi negli ultimi 20 anni. Con tutti questi soggetti, in forme diverse, i problemi sono nel "coordinamento con i programmi dei governi", per evitare "moltiplicazioni" e "sovrapposizioni" di interventi e puntare invece alla "complementarietà" delle azioni. Si richiama anche a un principio generale secondo cui "quando si presenta un nuovo problema a livello mondiale, i donors si assicureranno che siano usati canali di aiuti già esistenti, rafforzandoli se necessario, prima di creare nuovi canali che rischiano di aumentare la frammentazione dei soggetti e complicare il coordinamento degli aiuti nei paesi". Un'enfasi speciale è data alla cooperazione con i paesi a medio reddito: "riconosciamo l'importanza e la particolarità della cooperazione Sud-Sud – sottoscrivono tutti i partecipanti internazionali alla conferenza africana - poichè possiamo imparare dall'esperienza dei paesi in via di sviluppo. Ed incoraggiamo inoltre la diffusione di una cooperazione 'triangolare'". Sul piano della verifica dei risultati, i paesi in via di sviluppo s'impegnano a migliorare modalità e meccanismi di raccolta dati statistici, monitoraggio e coordinamento delle informazioni, con particolare interesse per gli strumenti informatici; miglioramenti per i quali si chiede la collaborazione dei donatori. In questa parte del programma di azione, in cui si parla anche di trasparenza e corruzione, si elencano una serie di modalità che s'intende rafforzare sia in termini di leggi che di buone pratiche – dalle audizioni parlamentari, alla pubblicazione di rapporti finanziari, al miglioramento dell'accesso alle informazioni, alla lotta alla corruzione - precisando che la richiesta di trasparenza è reciproca tra donors e paesi in via di sviluppo, e di entrambi questi soggetti nei confronti dei propri cittadini. In conclusione la dichiarazione tocca l’argomento fondamentale della ‘condizionabilità’ degli aiuti, oggetto di molte critiche, essendo secondo molti il meccanismo attraverso cui i donors più potenti – paesi ricchi e organismi finanziari internazionali – legano gli aiuti allo sviluppo ai propri interessi nazionali. “Continueremo a cambiare la natura della condizionabilità per sostenere la capacità dei paesi in via di sviluppo di guidare i programmi di sviluppo”: è uno degli ultimi paragrafi esposti, in cui si fa riferimento a una maggiore collaborazione e condivisione tra donors e paesi destinatari nella definizione di tali condizioni poste per gli aiuti.
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Riciclaggio rifiuti



In Mali e Niger un esempio di riciclaggio al servizio dello sviluppo
Con una tecnica semplice, economica ed efficace alcune organizzazioni hanno trovato il modo di combinare la lotta all’inquinamento al miglioramento delle infrastrutture: fabbricare pavimentazione urbana a partire dai sacchetti di plastica, vera piaga per l’ambiente in molti paesi in via di sviluppo. Il progetto funziona già in Niger e in Mali, dove in periferia della città di Mopti è stata creata la prima fabbrica di lastricato riciclato, che impiega decine di operai, la maggior parte formati in Niger. La tecnica consiste nel far sciogliere la plastica e mischiarla con la sabbia per ottenere una sorta di catrame. Oltre ai lavoratori della fabbrica, l’attività è redditizia anche per le donne e i ragazzi della località, che vengono pagati per la plastica raccolta e fornita ai fabbricanti. La fondazione Aga Khan, impegnata nel progetto, sta anche sensibilizzando la popolazione alla raccolta differenziata attraverso la distribuzione di pattumiere alle famiglie.
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giovedì 4 settembre 2008

Conferenza di ACCRA



Accra, 1 settembre 2008.
La conferenza di Accra sull'efficacia dell'aiuto può ancora essere un successo.
Paesi donatori e paesi destinatari dell'aiuto allo sviluppo si incontrano dal 2 al 4 settembre ad Accra, Ghana, per il Terzo Forum di Alto Livello sulla Efficacia dell'aiuto. Nel corso della conferenza verrà adottata la Accra Agenda for Action (AAA), un documento che dovrebbe tracciare il percorso per l'applicazione dei principi adottati alla Conferenza di Parigi del 2005 sull'efficacia dell'aiuto allo sviluppo come strategia di contrasto alla povertà. Le Organizzazioni Non Governative (ONG) avevano allora espresso una posizione critica sul modo con cui i principi di Parigi erano stati elaborati, in attesa di valutare se gli impegni presi sarebbero stati messi in pratica o no. La Conferenza di Parigi aveva fortemente sottovalutato il ruolo delle ONG e della società civile come attuatori di programmi di sviluppo e protagonisti del controllo sull'azione dei governi, riducendo per lo più la cooperazione allo sviluppo ad una questione esclusiva tra Stati. Oggi le ONG si aspettano una svolta significativa dalla Conferenza di Accra. Link 2007, la rete di 11 importanti ONG italiane che sarà presente ad Accra con un suo rappresentante, sottolinea che "Il tema dell'efficacia dell'aiuto allo sviluppo è un tema decisivo perché alle tante parole spese seguano fatti certi. Le ONG sono del tutto consapevoli che solo la crescita di partenariati durevoli e di soggetti protagonisti in loco dello sviluppo del proprio paese assicurano il successo alla cooperazione allo sviluppo. I network di ONG che sono fortemente impegnati sul campo stanno da tempo lavorando tra loro e con i loro partner per migliorare l'efficacia della loro azione, fornire servizi utili alla popolazione, documentare i risultati ottenuti e realizzare quei cambiamenti che rendono effettiva la lotta alla povertà". Infatti la bozza della AAA, documento di apertura della conferenza, è ancora poco ambiziosa e continua a non considerare alcuni aspetti decisivi per il miglioramento dell'efficacia. Perplessità sono state avanzate dai principali network di ONG come Concord, Alliance 2015. Link 2007 mette in evidenza molti punti deboli riguardo a:
1. il mancato inserimento nella bozza della AAA di scadenze precise per il mantenimento degli impegni. Ciò e molto preoccupante perché nelle prime bozze circolate della AAA ogni impegno era invece corredato da termini temporali che sono poi spariti nella bozza finale;
2. una scarsa attenzione a chiare ed efficienti modalità di coinvolgimento degli attori della società civile, ONG ed altre organizzazioni, nei momenti decisionali di pianificazione degli interventi, di attuazione dei medesimi e di verifica dei risultati. Spesso nemmeno per i Parlamenti dei paesi destinatari sono previsti momenti di coinvolgimento;
3. una maggiore trasparenza nei processi decisionali e nella "divisione del lavoro" tra i Paesi donatori;
4. un uso limitato delle condizionalità per l'implementazione delle politiche di sviluppo che sappia conciliare attenzione ai bisogni e applicazione coerente di particolari strumenti (come il Budget Support) laddove le condizioni ne permettano un uso efficace;
5. scarso impegno per il mantenimento degli impegni finanziari presi in passato: molti paesi donatori sono lontanissimi dai traguardi dello 0,5% del PIL e più ancora dello 0,7%;
6. poco supporto agli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio come traguardo a cui puntare, a maggior ragione oggi di fronte alla crisi economica mondiale ed all'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.
Le ONG cercheranno di portare all'attenzione dei delegati ufficiali di Accra le richieste della conferenza parallela della società civile mondiale che si chiude oggi. L'apertura e stata data da diversi paesi, a cominciare dall'Unione Europea, disponibili ad accogliere il punto di vista delle ONG.
CorrieredelWeb.it

Qui di seguito il link al sito di AGI Mondo ONG, con le interviste a Sergio Marelli, presidente dell'Associazione ong italiane e Giovanni Putoto di Medici con l'Africa Cuamm, che, in relazione alla conferenza di ACCRA, riflettono su diversi aspetti della cooperazione internazionali. Molto interessante!

ACQUA!!

Acqua: pensare oggi alla gestione di domani
Occorre organizzare al più presto una gestione efficiente delle risorse idriche, perché le riserve di acqua potabile sono a rischio: è il messaggio principale arrivato dal XIII Congresso mondiale sull’acqua che si conclude oggi a Montepellier, in Francia. Il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Michel Jarraud, in un’intervista al quotidiano francese ‘Le Monde’ ha detto che “il passato non può più essere un indicatore affidabile: l’umanità deve rendersi conto dei mutamenti del clima, che hanno un’influenza fondamentale sul futuro delle risorse idriche”. La variabilità delle precipitazioni, secondo lo studioso, dovrebbe portare a una diminuzione della disponibilità di acqua, mentre la sua richiesta a livello mondiale è in aumento per la crescita demografica; allo stesso tempo, l’inquinamento sempre maggiore rappresenta il principale rischio per la qualità dell’acqua disponibile. Dall’incontro di Montpellier, al quale hanno partecipato più di 1300 delegati e che precede di qualche mese il Forum mondiale dell’acqua, previsto per marzo 2009 a Istanbul, è emersa una mappa delle aree critiche, dai fiumi africani all’irrigazione del riso in Cina, ai conflitti nati intorno alla gestione delle risorse idriche, che servirà a tracciare le linee guida della collaborazione internazionale sul tema.
www.misna.org


Beh, mi sembra la giornata ideale per leggere questa notizia, visto che da ieri ci hanno inspiegabilmente tagliato l'acqua!! E così mi ritrovo all'ufficio reclami, dove l'addetto alle pubbliche relazioni (proprio l'uomo giusto al posto giusto) molto serenamente mi dice che hanno letto male sul computer, interpretando quelli che erano i miei pagamenti mensili come debiti mensili (!?!?!?). Risolto il problema vengo rassicurato sull'immediato ri-allacciamento del contatore, e torno al lavoro tranquillo. Dopo la giornata di lavoro, torno a casa pregustando una bella doccia ristoratrice, ma, ovviamente niente contatore e niente acqua!! Veloci a tagliare, lenti a ricucire. Domani è un altro giorno e si vedrà, per il momento vado a letto bello sudicio, ma ho già scritto una lettera ufficiale di reclamo a Michel Jarraudl, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale!!

Continuando a parlare di acqua inserisco il link al sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

lunedì 1 settembre 2008

L'accesso ai farmaci essenziali



Voglio segnalare questa campagna che da tempo Medici Senza Frontiere sta portando avanti sull'accesso ai farmaci essenziali per i Paesi in via di Sviluppo. Sul sito di MSF ci sono informazioni interessanti per chi volesse capirne e saperne di più su farmaci, case farmaceutiche, brevetti ecc. Ci sono anche le fonti, per chi volesse approfondire degli aspetti più specifici del problema.

Gustav?

Mi rendo conto che, geograficamente parlando, Beira e New Orleans non siano esattamente vicine, e che il fenomeno, viste le foto on line, non sia minimamente paragonabile, ma mi è sembrato strano che anche qui, dopo giorni di assoluto bel tempo e sole, improvvisamente questa mattina abbia iniziato a soffiare un vento fortissimo (che continua ancora adesso) che per tutto il giorno ha gonfiato il mare e soffiato enormi quantità di sabbia dalla spiaggia sulla strada, rendendo difficile camminare o andare in bicicletta e riempiendo di sabbia le case sulla costa.
Un caso? Oppure la solita voglia di emulazione, giusto per non farsi mai mancare niente?